Moschetto ONB

MOSCHETTO O.N.B.

"Il balillino"

b_650_250_16777215_00_images_111.JPG

 

Arma fotografata dalla mia collezione privata.

 

PREMESSA:

 

Il mondo delle armi ed in generale tutto quello che gravita intorno alle armi è fortemente complesso.

E' un mondo nel quale si deve avere paura di entrare nel momento in cui non si ha la capacità di scindere il serio dal faceto, lo studio dall'esaltazione stupida e tendenzialmente pericolosa per se e per gli altri.

Per questo evito accuratamente di discutere ma anche solo conversare con estranei della mia, della nostra passione.

Per questo la descrivo qui, e mi guardo bene dal rispondere dalle critiche, non mi interessano. Se vi interessa..... bene, altrimenti internet è piano di siti che potranno interessarvi.

 

 

INTRODUZIONE:

  

Oggi non parliamo di armi.

Parliamo di un giocattolo. Di fatto un balocco che ogni infante riceveva in dono durante il ventennio. Nota bene: parlo sempre di storia, se cercate apologia chiedete a Google.

E perché parliamo del "balillino"?, perché me ne mancava uno decente per completare la collezione dei '91. Che proprio completa non è, ma non ho fretta, o meglio non ho soldi da investire al momento.

Nel dettaglio ne esistevano vari tipi, evito di descriverli perché è già stato fatto in modo esaustivo da persone competenti ( http://www.il91.it/balilla.html ), quelli "sparanti" per quello che so erano in dotazione alle sezioni dell'Opera Nazionale Balilla e anche se venivano commercializzati se ne trovano veramente pochi ed a prezzi proibitivi; Diverso il discorso per quelli giocattolo, che potevano, ma forse sarebbe più corretto scrivere "dovevano" essere regalati ai giovinetti in ordine a quanto dichiarato per l'istituzione della suddetta Opera Nazionale, cioè " ...... curare nei giovani fin dalla infanzia, la loro educazione fisica e morale, e di intensificarla prima della loro chiamata alle armi, addestrandoli anche in tutto ciò che costituisce l'istruzione individuale del soldato".

Questa cosa mi ha sempre ricordato la riproposizione in chiave novecentesca della spartana agoghé, chiaramente maccheronica e pasticciata rispetto all'originale, comunque in grande stile e di lunga durata. Nella mia città esiste ancora il "Campo Balilla", luogo dove al sabato venivano riuniti tutti i ragazzini a fare gli esercizi di gruppo in divisa (camicina nera).

Ma diamoci dentro con la storia.

Giovan Battista Perasso, detto Balilla (Genova, 1735 –1781), patriota settecentesco.

Tutti i regimi, alcuni di più, alcuni di meno, sono fortemente iconografici. Il mito rafforza nella propaganda i concetti che vogliono inculcare nel popolo. Ed il mito di un giovane che non solo fomenta ma da inizio alla rivolta della città di Genova contro l'occupante asburgico è perfetto per una istituzione definita "parascolastica", ovvero destinata a formare bambini ed adolescenti. Ne ha tutte le caratteristiche peculiari: Prende coscienza e si ribella facendosi condottiero per liberare la "Patria" dal giogo dell'invasore, inoltre rientra nel giusto intervallo di età anagrafica per favorire ai bambini di immedesimarsi ed emulare. Ammettiamolo, c'è del metodo.

Per inciso, non mi risultano prove che questa figura storica sia stata realmente come viene riportata, ovvero ne esistono alcune versioni storiche. Ma questo chiaramente volgeva a favore del regime, perché quanto non è certo si può manipolare ed indirizzare nella direzione desiderata a proprio piacamento. E il metodo diventa sempre più accurato.

Con il dichiarato intento da parte di Mussolini di "riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico", con legge n° 2247 del 3 aprile 1926, venne istituita pertanto l'Opera Nazionale Balilla e fu affidata alla direzione di Renato Ricci, ritenuto soggetto in grado di colmare la lacuna tra cittadino e soldato che accompagneranno il Dux per tutta la sua carriera...... da Dux.

Ora, non è dato sapere se il progetto fu elucubrato dal niente o come tendo a pensare prese il via dalla nascita spontanea dell'arditismo civile e dalle avanguardie studentesche, ma di certo se non furono il punto di partenza ne furono uno spunto di riflessione.

Qui la Gazzetta Ufficiale dove è pubblicata la Legge 2247 del 3 aprile 1926 www.armichepassione.com/documenti/gazzetta%20ufficiale%201927%20007_P1.pdf

 

Con successivi decreti attuativi e dopo una breve sperimentazione si giunse ad inquadrare i giovani in strutture basate sull'età: I corpi maschili si distinguevano in Figli della Lupa (dai 6 agli 8 anni), i Balilla (dai 9 ai 10 anni), i Balilla Moschettiere (dagli 11 ai13 anni) e gli Avanguardisti (dai 14 ai 18 anni). I corpi femminili erano strutturati in Figlie della Lupa (dai 6 agli 8 anni), le Piccole italiane (dai 9 ai 13 anni) e le Giovani Italiane (dai 14 ai 17 anni). Il metodo consiste nell'organizzare le varie classi, inteso come insieme di persone nate nello stesso anno, in modo speculare a quello utilizzato in ambito militare ma trattandosi di bambini lo si fa in modo gradualmente crescente, con l'intento di educarli in modo graduale alla disciplina ed al rispetto dell'autorità.

 

Nel 1937, assieme ai Fasci Giovanili di Combattimento, organizzazione che includeva giovani di età superiore ai 18 anni, l'Opera Nazionale Balilla confluì nella Gioventù Italiana del Littorio (GIL), con obbligo di iscrizione da parte di tutti i giovani italiani.

La "divisa" era composta dalla camicia nera, fazzoletto azzurro al collo (essendo tutte le foto dell'epoca in bianco e nero ho sempre pensato fosse bianco), pantaloncini grigioverde nella maggior parte dei casi realizzati riciclando dei pantaloni militari in panno, copricapo fez (di derivazione araba) insieme al moschetto, come detto "sparante" per i più grandi, e nella versione giocattolo per i Figli della Lupa, esattamente come quello che andremo a descrivere in seguito.

 b_650_250_16777215_00_images_untitled.png

 

In sostanza fu messo in moto un meccanismo mastodontico, definito "politica pedagogica fascista" che prevedeva di formare la futura nazione fascista, permettendo al regime di prosperare e alla patria di navigare nella "giusta" direzione. Niente di meglio che instillare ideologia nei giovani.

Furono messe in azione una occupazione puntuale del tempo libero dei giovani in attività indicate dal regime ed un controllo delle scuole che significava formare il carattere nella direzione che porta inevitabilmente a un adulto fidelizzato e conforme all'ideale fascista.

Partecipare o meglio iscriversi voleva dire per un giovane ottenere moltissimi vantaggi come mense, vacanze estive e controlli sanitari, tutte cose precluse alla stragrande maggioranza dei bambini di un'Italia ancora rurale e certamente povera; Rifiutare di iscriversi significava precludersi il futuro, vi sarebbero state ripercussioni sulla carriera lavorativa, sull'istruzione e presumibilmente sulla convivenza sociale. Parallelamente a questo i ragazzi venivano allontanati da pericolosissime istituzioni sovversive come l'azione cattolica e lo scoutismo. Ma volgiamo parlare dell'azione cattolica? A mio parere furono diversi i tentativi da parte del Vaticano di supportare il movimento, ma sapientemente sopiti dal regime, che in un eccesso di onnipotenza creò anche la Scuola di Mistica Fascista, intitolata al nipote del duce prematuramente scomparso, tentando di discernere la fede dalla ragione, e propendendo per la prima introdusse e sviluppò il concetto di "mistica fascista". Docente della scuola fu anche Amintore Fanfani che successivamente avrebbe sottoscritto il "manifesto della razza".

Soffermandoci un attimo ad "unire i puntini" (cit. GMDV detto il modesto), si può rileggere tutto il processo con una serie di concatenazioni che ruotano intorno al concetto "dell'uomo nuovo" o "italiano nuovo". Il discorso è complesso e meriterebbe uno studio approfondito ma non ritengo che sia il momento di appesantire così tanto questo "articoletto amatoriale". Mi limito a buttare lì quello che a mio parere è il discorso del duce che dimostra un disegno che ha avuto i natali almeno tre anni prima della fondazione dell'ONB.

Nel discorso a Sassari dell'11 giugno 1923 che si riporta per opportuna conoscenza vado ad evidenziare in grassetto il passaggio che indica inequivocabilmente il disegno di instillare l'ideologia fascista nei giovani italiani:

Cittadini di Sassari!

Fiero, gentile popolo di Sardegna!

Quello che ho compiuto oggi non è e non deve essere interpretato come un viaggio ministeriale. Ho inteso di compiere un pellegrinaggio di devozione e di amore per la vostra magnifica terra. Mi hanno detto che dal 1870 ad oggi è questa la prima volta che il Capo del Governo parla al popolo di Sassari raccolto nella vasta piazza. Deploro che fino a questo momento nessun Capo del Governo, nessun Ministro abbia sentito il dovere elementare di venire a conoscere i vostri bisogni, di venire ad attestare a voi quanto l'Italia vi deve. Per i mesi, per gli anni, per i lunghi anni del nostro sacrificio di sangue e della nostra purissima gloria il nome di Sassari, consegnato alla Storia nei bollettini di guerra, ha echeggiato nell'animo profondo di tutta l'Italia. Coloro che seguivano lo sforzo magnifico e sanguinoso della nostra razza, coloro che si sono macerati nel sangue e nel fango delle trincee, giovani della mia generazione, fierissimi e sdegnosi, tutti quelli che portano sempre nel cuore la fede della Patria, tutti costoro, o sardi, vi ammirano, tutti costoro, o fanti della Brigata Sassari, o cittadini di Sassari, vi tributano un segno, una testimonianza di infinito amore.

Che cosa importa se qualche burocrata che si attarda a poltrire non ha ancora tenuto conto dei vostri bisogni? Sassari è già passata gloriosamente alla Storia. Oggi ho sofferto quando mi hanno detto che questa città non ha acqua. Ebbene, vi prometto che avrete l'acqua perché avete il diritto di averla. Se il Governo Nazionale vi concederà — come vi concederà — i due o i quattro milioni necessari, non avrà fatto che il suo dovere perché, mentre altrove giovani dalle spalle quadrate lavoravano al tornio, la gente di Sardegna combatteva e moriva nelle trincee.

Intendiamo rivalutare le città e le regioni d'Italia, perché chi più ha dato alla guerra maggior diritto ha di avere nella pace.

Pochi giorni fa, nella ricorrenza dell'anniversario della guerra, mi sono recato, per le vie del cielo, ai cimiteri del Carso. Ci sono molti vostri fratelli che dormono in quei cimiteri il sonno che non ha risveglio. Li ho conosciuti; ho vissuto con loro; ho sofferto con loro. Eran magnifici, pazienti, generosi. Non si lamentavano, resistevano e quando l'ora tragica suonava in cui si doveva uscire dalla trincea, erano i primi e non domandavano perché!

Il Governo Nazionale che ho l'onore di dirigere è un Governo che conta su di voi e voi potete contare su di lui. È un Governo scaturito da una duplice vittoria di popolo. Il Governo Nazionale viene verso di voi, perché voi gli diciate schiettamente, lealmente quali sono i vostri bisogni.

Siete stati trascurati, dimenticati, per troppo tempo! A Roma si sapeva e non si sapeva che esisteva la Sardegna. Ma poiché la guerra vi ha rivelato all'Italia, bisogna che tutti gli Italiani ricordino la Sardegna non soltanto a parole, ma a fatti.

Sono lieto, commosso, per le accoglienze che mi avete tributato. Ho guardato nelle vostre faccie; ho visto i vostri lineamenti; ho riconosciuto che voi siete dei virgulti superbi di questa razza italiana che era grande quando gli altri popoli non erano ancora nati, di questa razza italiana che ha dato tre volte la sua civiltà al mondo attonito o rimbarbarito, di questa razza italiana che noi vogliamo prendere, sagomare, forgiare per tutte le battaglie necessarie nella disciplina, nel lavoro, nella fede.

Sono sicuro che come la Sardegna è stata grande nella guerra, sarà altresì grande nella pace.

Vi saluto, o magnifici figli di quest'Isola solida, ferrigna e dimenticata. Vi abbraccio spiritualmente tutti quanti. Non è qui il Capo del Governo che vi parla: è il fratello, il commilitone, il trincerista. Gridate dunque con me: «Viva il Re! Viva l'Italia! Viva la Sardegna!».

Da questo discorso, secondo alcuni dei più illuminati storici, si ha la prima conferma esplicita delle intenzioni del fascismo in merito a quella che sarebbe stato il tentativo di creare l'italiano nuovo.

Ma mi fermo qui perchè come è noto tutti odiano i pipponi saccenti. Qualora ci fosse manifesto interesse ad approfondire l'argomento, arrangiatevi e leggete qualche testo che vi vado ad elencare, che peraltro ho avidamente consultato, non potendo ignorarli se si vuol capire qualcosa di "politica pedagogica fascista":

Emilio Gentile: Fascismo e Antifascismo,

L'Accademia della Farnesina: un esperimento di pedagogia totalitaria nell'Italia fascista

Carmen Betti: L’Opera Nazionale Balilla e l’educazione fascista,

Chiaramente questi processi educativi vennero messi in campo da tutti i regimi, da citare ad esempio gli Hitler-Jugend e la Komsomol.

 

L'ANTEFATTO:

Negli anni me ne erano passati per le mani diversi esemplari. Sono arrivato ad averne due in rastrelliera e due da restaurare per amici. Ma tutti soffrivano del medesimo problema: Essendo stati giocattoli di bambini di 90 anni fa, erano dei rottami irrecuperabili. Insomma niente di collezionabile, niente che meritasse di essere esposto o mostrato con orgoglio. Bisogna tener conto che anche un'arma vera a 90 anni, se non è ben conservata, diviene inutilizzabile o pericolosa, figuriamoci un oggetto assemblato con legnami scadenti e lamierini stampati con il quale hanno giocato alla guerra dei giovinetti.... La ruggine si mangia tutto e la baionetta è sempre tutta storta o crepata, perché è un profilo di lamiera piegata tutto sommato abbastanza fragile (anche se capace di trafiggere tranquillamente in un occhio un bambino, altro che giocattoli a marchio CE).

Quindi ricevuta una provvidenziale quanto inaspettata segnalazione ho contattato una signora molto anziana che ne cedeva uno. Le due foto, scattate con un cellulare antidiluviano che ho ricevuto, erano state scattate proprio nella cantina dove era conservato ed erano tutt'altro che incoraggianti. Ma il prezzo era estremamente vantaggioso ed ho deciso di provare, al massimo lo avrei riceduto o scambiato. Il difficile è stato spiegarle la metodologia per la spedizione, dato che era pressappoco coeva con l'oggetto..... insomma ho dovuto penare non poco per spiegarle le dinamiche del famigerato pacco postale. Una cosa che mi è rimasta impressa è che io premevo per averlo prima di un periodo feriale, così avrei potuto restaurarlo con la calma e la cura che necessita, lei mi disse "ma cosa vuoi che ci sia da restaurare, è nuovo!".

E pensa se era vecchio!

 b_650_250_16777215_00_images_Balillino_008.JPG

 

Chiaramente i tarli vi avevano banchettato con pantagrueliche abbuffate, la ruggine aveva fatto il suo sporco lavoro e di bozzi & colpi ve ne erano in abbondanza. Ma cosa vuoi che ci sia da restaurare? Fortunatamente la baionetta era in buone condizioni anche se piuttosto "a banana", e l'otturatore funzionava, a fatica ma funzionava. Ammetto che ci ho pensato per qualche giorno. Non ero tanto certo che valesse la pena di perdere tempo per rimettere in sesto un oggetto che poi sarebbe stato troppo diverso da un originale. Ma alla fine ho ceduto.

La mia fedele assistente di certo non mi incoraggiava con la sua espressione di perplessità canina......

 

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_096.JPG

La parte più critica era la zona del calciolo: Ruggine, umidità e tarli l'avevano letteralmente divorata qualche decennio fa. E lo smontarla significava per esperienza concludere il danno. Serviva una via di mezzo tra una operazione chirurgica e un miracolo solo per smontarlo senza finire di sbriciolarlo.

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_015.JPG

 

Ho quindi proceduto nello smontaggio separando il metallo dal legno, ma qui è subentrato un altro problema, perché su tutto il Balillino c'è una sola vite, tutti gli altri sono chiodi, e la ruggine dei chiodi si era solidarizzata al legno e al metallo.

Per toglierli ho dovuto fresare le teste, poi qualcuno sono riuscito a toglierlo con l'ausilio di una pinza a scatto, per altri non c'è stato verso, e dopo la recita di vari rosari, con gli occhi colmi di carità cristiana ho dovuto fresare il legno attorno al chiodo per allentalo e riuscire ad estrarlo.

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_039.JPG

 

 

 b_650_250_16777215_00_images_Balillino_065.JPG

 

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_071.JPG

 

 b_650_250_16777215_00_images_Balillino_072.JPG

Altro problema era una brutta crepa, piuttosto larga ed estesa se riferita alle dimensioni del pezzo, rimaneggiata in epoca remota con uno stucco chiaro gommoso, assomigliava molto allo stucco che un tempo teneva i vetri e veniva impastato con l'olio. Si dai, quello che usavano per sostituire i vetri che avevamo rotto col pallone, avete capito, non fate tanto i santarellini.

 

 b_650_250_16777215_00_images_Balillino_076.JPG

 

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_077.JPG

 

Ho eliminato lo stucco presente a fondo e ripreso il tutto con uno stucco riempitivo di buona qualità finito poi con la segatura proveniente dalla levigatura del pezzo mischiata con colla vinilica.

Successivamente sono passato a chiudere i fori realizzati mio malgrado per estrarre i chiodi lavorando dei perni di un legno di essenza e colore simile (sottratto momentaneamente al caminetto), incollando e spianando ad essiccazione del collante avvenuta.

 

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_079.JPG

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_081.JPG

 

Il passo successivo consisteva nel sistemare le parti metalliche. Ma il calciolo, presentandosi irrecuperabile, è stato un problema. Ho sparso la voce che ne cercavo uno originale, ma non sono riuscito a trovarne uno da nessuna parte. "L'ora delle decisioni irrevocabili" era giunta (tanto per rimanere in tema), pertanto ho deciso di costruire un calciolo, poi lo sostituirò con uno originale nel momento in cuoi ne verrò in possesso.

L'unico lamierino dello spessore adatto che sono riuscito a recuperare l'ho visto per caso dal mio gommista, aveva una vecchia lavatrice da smaltire e la stava portando proprio in quel frangente alla discarica. Per farla breve gli ho tagliato al volo una parte del rivestimento.

Fatta la sagoma ho ritagliato, carteggiato e dato qualche colpetto per realizzare alcune imperfezioni che uniformassero il più possibile il nuovo pezzo al contesto. Unica differenza, l'originale era fermato con due chiodi, io ho optato per due viti con la testa tonda e bombata, in modo che quando troverò un originale non dovrò impazzire per sostituirlo.

 b_650_250_16777215_00_images_Balillino_082.JPG

 

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_083.JPG

Smontato e sgrassato il più possibile, eliminato il grosso della ruggine con una spazzola con setole di ottone (ottone.... rame forse, o una lega economica comunque, siamo realisti), ho tolto tutta la ruggine con l'elettrolisi, ammetto con la paura che la ruggine fosse passante, invece fortunatamente era solo superficiale.

Piccola divagazione, per l'elettrolisi basta che cercate in rete, l'unica cosa è che la fonte di corrente deve essere generosa, quelli che consigliano di utilizzare i vecchi caricabatteria dei cellulari vi faranno solo perdere del tempo. Io utilizzo quello della batteria auto......

 

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_091.JPG

Data la prima passata di impregnante per uniformare il colore della calciatura ho brunito tutto il metallo con il metodo tradizionale a caldo, brunendo anche tutti i nuovi chiodi recuperati in una ferramenta di paese che non mi delude mai in fatto di minuteria vintage. Prima o poi ci faccio un furto con scasso solo per rubare quel cassetto pieno di rimasugli di vecchi chiodi, viti, bulloni con il dado quadrato ed altre leccornie simili di fatto introvabili se non in quei negozi storici a gestione familiare. Che Dio li protegga!.

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_098.JPG

 

Ed eccoci arrivati alla fine.

Il mio Balillino è esposto in compagnia dello zio più grande.

Guardandolo superficialmente è un vecchio giocattolo, ma alla luce di quanto sopra è il simbolo di quello che voleva essere il processo di creazione dell'italiano nuovo.

b_650_250_16777215_00_images_Balillino_112.JPG

 

Qui la scansione di un manuale www.armichepassione.com/documenti/Manuale%20Balillino.pdf