Oli, cere e solventi

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Ho notato che sugli oli e su altri intrugli usati per ravvivare e rifinire il legno c'è un po' di confusione. 

In uno dei suoi 'speciali' Ike ha già fatto un articolo sulle "Tecniche di restauro dei legni" ma ha sorvolato sull'argomento oli e gommalacca: quello che ho fatto vuole essere quindi un compendio a quanto già scritto.

Pur non essendo un grosso esperto in materia penso che questo scritto possa servire a schiarire le idee di chi ne sa meno di me. Aggiunte e o correzioni da parte di persone più esperte sono ben accette.

Negli ultimi 50-60 anni la scienza ha fatto enormi passi avanti, naturalmente anche colle, solventi e oli hanno subito sostanziali modifiche, quindi prima di metter e mano ad un manufatto bisogna porsi delle domande:

Lo faccio adesso con materiali in uso ora?
E' fatto adesso ma deve sembrare di un'altra epoca?
E' un restauro e quindi deve essere fatto il più filologico passibile?

Come ho detto gli oli in normale uso adesso sono cambiati nella composizione chimica, sono stati aggiunti solventi e o silicone e o derivati del petrolio in proporzione non conosciuta.

Per capirci gli oli in vendita adesso contengono anche grosse percentuali di altre sostanze, che li rendono migliori nell'impregnazione e più scorrevoli, ne impediscono l'irrancidimento, velocizzano la polimerizzazione, tingono leggermente, ecc...ecc...

Gli oli che tradizionalmente vengono usati per impregnare il legno erano sostanzialmente 3:
olio di lino crudo, olio di lino cotto e olio paglierino.


L'olio di lino crudo.

E' di un colore giallino chiaro, è molto fluido, si ottiene dalla spremitura dei semi di lino, purificato viene usato anche nelle “miscele di oli vari” usati per l'alimentazione umana.

Non è difficile da trovare ma bisogna stare attenti a quello che si compra, perché il più delle volte viene venduto con aggiunta di altre sostanze (nafte o comunque derivati del petrolio) che sono naturalmente riportate sull'etichetta, ma in piccolo, dietro, dove nessuno va a leggere.

Come esempio mostro questa latta di “Olio di Lino crudo” (così c'è scritto !!!)

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Già in alto si legge Multi Chimica – Progress in Chemical, qui qualche dubbio sulla purezza del prodotto dovrebbe insorgere, ma se giriamo la latta e andiamo a leggere le avvertenze in piccolo ci rendiamo conto che l'olio di lino è stato miscelato con dei derivati del petrolio.

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Se voglio fare dei piccoli restauri il più filologici possibili uso l'olio di lino crudo per pittori,
lo compro in un colorificio specializzato per pittori hobbisti, in confezioni da 250 cc. o da 500 cc.
Costa molto ma sono sicuro che è solo olio di lino crudo.

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L'olio di lino cotto.

E' di un colore più ambrato del crudo, ed è più denso, si ottiene cuocendo l'olio crudo (non ricordo a quanti gradi) nella cottura le molecole si uniscono allungandosi, i chimici dicono che polimerizza. (per questo è più denso).

Non si trova già pronto perché nessuno lo usa più perché superato dalle vernici sintetiche, se proprio lo volete fare lo potete ottenere con la cottura dell'olio di lino crudo.


L'olio paglierino o ravvivante.

E' una miscela di oli vari (contiene anche l'olio di lino), ogni falegname aveva la sua ricetta, più o meno segreta, nelle confezioni in vendita adesso non si riesce a capire cosa c'è dentro.

Sostanzialmente i 3 oli erano molto simili e avevano applicazioni che in alcuni casi si sovrapponevano.

L'olio di lino crudo, proprio perché è molto liquido, veniva usato come impregnante e per ravvivare la venatura del legno; si davano 2-3 mani a distanza di giorni tra una mano e l'altra con una passatina di paglietta per togliere il pelo sollevato.

Con il tempo ed il calore polimerizzava, diventava denso ed impediva l'accesso dell'umidità nel legno.

Il difetto è che appiccicava e prendeva la polvere e in alcuni casi puzzava di rancido.

Il manufatto si finiva a cera, questa stuccava definitivamente i pori ed i canali linfatici del legno. Era usato per i mobili da interno o comunque non esposti direttamente all'acqua.

L'olio di lino cotto, essendo in parte già polimerizzato, penetra con maggiore difficoltà nel legno creando una pellicola impermeabile sulla sua superficie; si usava dopo aver dato un paio di mani di crudo (questo penetra più in profondità).

Generalmente era usato per i legni da esterno (ma non necessariamente), recentemente è stato sostituito da vernici sintetiche (flatting).

Come il flatting con il tempo si sfoglia e o crea bolle.

L'olio di lino cotto era anche il supporto ideale per la pittura con terre o ossidi e veniva usato anche sui pavimenti in cotto per impermeabilizzarli (per non farli macchiare).

L'olio paglierino o ravvivante essendo una miscela di vari oli viene usato per impregnare e o ravvivare il legno. Insieme ad alcool e o trementina veniva usato per diluire e stendere la gommalacca.
Nella lucidatura lubrifica il tampone facilitando lo scorrimento sul legno.

Attenzione bisogna metterne pochissimo perché altrimenti si crea una barriera tra il legno e la gommalacca e questa non prende bene.

Tutto questo, come ho detto, è quanto facevano una volta, è pur vero che ogni falegname-ebanista aveva procedure differenti, legate all'esperienza sua e dei suoi maestri, ma in linea di massima era così.

Gli oli che si trovano in commercio ora si assomigliano tutti, cambia la marca, il nome ma non la sostanza, generalmente con un olio si fa di tutto, al massimo cambia la tonalità del colore.

Questi 3 sono quelli che normalmente uso:

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L'essenza di trementina

La trementina (dal greco terebinthos, terebinto in italiano, un albero dalla cui linfa la trementina era originariamente distillata) ora la si ottiene dalla distillazione dalla resina di varie conifere come l'abete rosso, l'abete bianco, il larice, il pino marittimo ecc.

L'essenza di trementina è un solvente naturale usato per diluire l'olio di lino cotto quando usato per pitturare, per sciogliere la cera d'api nella lucidatura dei mobili e per fare la triplice.

Anche qui l'industria chimica ha abbondantemente mischiato le carte vendendo per essenza di trementina altri solventi a base di idrocarburi (ad esempio l'acquaragia è il prodotto sintetico più simile).

L'unica essenza di trementina pura (dice lui) che sono riuscito a trovare è quella che mi fornisce il solito colorificio “spacciatore” a prezzi alti.

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La triplice

Per triplice si intende una soluzione di 3 componenti che vengono mischiati in proporzioni non sempre stabilite da una precisa tabella. (sovente si fa ad occhio)

Grossomodo le proporzioni sono:
100 ml di essenza di trementina;
50 ml di alcool a 94° (alcune volte si mette più l'alcool)
50 ml di olio paglierino

La triplice si usa per pulire a fondo i mobili particolarmente sporchi.

Dopo aver spolverato, lavato con acqua e sapone e asciugato,
si passa una pezza di cotone imbevuta con la triplice all'inizio strofinando energicamente,
poi diminuendo gradualmente la pressione.


ATTENZIONE:

1) Per una buona pulizia bisogna cambiare spesso il panno di cotone.

2) Se il mobile è finito a gommalacca diminuite la percentuale di alcool e non insistete troppo per evitare di asportarla.

3) Se il mobile è rifinito a cera aumentate la percentuale di trementina.

4) In ogni caso non insistete troppo in un solo punto, ma pulite uniformemente il mobile per evitare di decolorarlo.


La cera

La cera usata per rifinire è composta da cera d'api 12%, cera carnauba 8%, essenza di trementina 80%

Come al solito la ricetta non è tassativa, ogni artigiano aumenta o diminuisce i componenti a suo piacere.

Preparare la cera non è difficile ma bisogna procedere con precauzione perché tutti i componenti sono infiammabili, consiglio un fornello elettrico.

Bisogna riscaldare a bagnomaria un pentolino contenente cera d'api e la cera carnauba.

Quando la cera è liquida si toglie dal fornello e si aggiunge la trementina, si rimette a bagnomaria sul fuoco per un po' e si mescola ancora a fuoco lento. (è questo il momento più pericoloso )

Quando l'impasto è omogeneo togliete dal fuoco e versatelo con cautela in vasi di vetro e attendete che si raffreddi. A questo punto potete chiudere i contenitori ermeticamente e conservarli al buio.

Questa cera dovrà essere riscaldata tutte le volte prima dell'applicazione.

Se non si restaura un pezzo antico di pregio è molto più facile e sbrigativo comprare dalla cera già pronta come questa:

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(chissà cosa c'è dentro, però funziona)
A sin. la pezzuola usata per stendere la cera viene conservata chiusa in una busta di plastica.

Alcool

L'alcool che normalmente si compra al supermercato non va bene perché non ha abbastanza gradazione e anche perché sono state aggiunte altre sostanze.

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A sinistra quello giusto, a destra quello del supermercato. Per capire meglio ho fatto anche la foto del retro della bottiglia, dove in piccolissimo si legge il reale contenuto.

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Esistono in commercio anche altri solventi alcoolici specifici per falegnami o ebanisti ma non li ho mai usati.

Gommalacca

Da Wikipedia :
La gommalacca è una fragile e scagliosa secrezione dell'insetto dell'ordine degli emitteri Kerria lacca, presente nelle foreste di Assam e Thailandia. Un tempo si riteneva comunemente che fosse ottenuta dalle ali di insetti indiani. In realtà, la gommalacca è ottenuta dalle secrezioni dell'emittero femmina, ed è raccolto dalla corteccia degli alberi su cui lo deposita per ottenere una salda presa sull'albero. Una volta purificata, la sostanza prende la forma di pallottoline o scaglie di colore giallo/bruno.

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Sopra la gommalacca in scaglie.

La gommalacca è un polimero naturale ed ha una composizione chimica simile a quella dei polimeri sintetici, ed è quindi considerata una plastica naturale. Può essere modellata a caldo, per cui è classificata come termoplastica.

Per prima cosa bisogna sciogliere le scaglie nell'alcool, ma occorre l'alcool a 94- 95 gradi,
che si trova normalmente in ferramenta o in colorificio, proprio per questi lavori.
Quello da supermercato e' dai 70 ai 75 gradi e contiene perciò troppa acqua e o profumi ed altri elementi inquinanti (vedi capitolo alcool).

Io consiglio di mettere 300g di gommalacca in un vaso di vetro (ottimi quelli del miele) aggiungere ½ litro di alcool e di lasciarla macerare.

Questo vaso, ben sigillato contiene circa 4 volte la dose massima di gommalacca usabile e non va usata così come è ora, si lascia riposare per alcuni giorni agitando ogni tanto il vaso chiuso.

Da questo vaso si preleva del liquido mettendolo in un secondo vaso del miele e si aggiunge 3 volte il volume in alcool (¼ miscuglio + ¾ alcool)

Da questo 2° vaso si preleva ancora un poco di miscuglio, mettendolo in un vasetto più piccolo e si diluisce con circa il 50% di alcool.

Si hanno così 3 vasi,
il 1° è un serbatoio da cui attingere all'occorrenza e non va assolutamente usato così come è,
il 2° serve per dare la prima e la seconda mano,
il 3°, che è più diluito con alcool, lo si usa per le mani a finire.

Esiste anche la gommalacca già pronta, io l'ho presa ma mi sono pentito.

La gommalacca va tirata con una pezzuola di cotone che al suo interno ha un piccolo gomitolo di lana.

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Si apre la pezzuola, si inzuppa leggermente il gomitolo (se troppo si strizza), si richiude la pezzuola, così è pronta per tirare la gommalacca.

La pezzuola lasciata all'aria seccherebbe e diventa inutilizzabile una seconda volta,
io la metto in un vaso chiuso ermeticamente con in fondo un poco di alcool; per non far diluire la pezzuola la metto su un supporto di plastica ricavato da una vecchia bottiglia,
in questa maniera la pezzuola resta nei vapori di alcool ma non a contatto diretto con questo.

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Nella foto da dx verso sin.
Il 1° vaso, quello da non usare puro.
Il 2° vaso per le prime mani
Il 3° vasetto per le mani a finire
Il vaso che contiene la pezzuola, per non farla seccare.
Una confezione di gommalacca di scarsa qualità.

Notate l'etichetta che denuncia la percentuale di gommalacca contenuta nella boccetta.

Perché si usa fare il 1° vasetto?

Semplice, perché occorre lasciare più tempo possibile a riposo la gommalacca nell'alcool.

I restauratori (o meglio i restauratori seri) fanno maturare la gommalacca molto tempo, perché con il tempo migliora, la fanno maturare mesi, anche anni, la si prepara e si adopera quella pronta di mesi addietro, cosi' da averne sempre di vecchia da poterne usare all'occorrenza.

Ciao, Rombaball