Tecniche di restauro dei legni

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Tecniche di restauro dei legni

“Il mio divertimento”

Recensione di IKE

Armi fotografate dalla mia collezione privata.

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PREMESSA:
Restaurare è un mestiere complicato, non lo possono fare tutti.
E' una cosa per pochi eletti, a dare su due mani di vernice acquistata in ferramenta son buoni tutti.
I restauratori conoscono il legno, conoscono i prodotti da utilizzare e normalmente li preparano da soli, magari facendoli "riposare" prima di usarli. Per chi non ha mai visitato la bottega di un restauratore potrebbe essere un'esperienza interessante, hanno degli attrezzi, normalmente vecchi e consunti, che brillano di fascino proprio.

Scrivo questa recensione non per insegnare qualcosa, ma per elencare il procedimento che uso io, io e solo io, non è un procedimento standard o il voler imporre il mio sapere, è semplicemente il metodo che adopero per ridare nuova vita alle armi vecchie e malandate.

LO SMONTAGGIO:
Chiaramente ogni arma ha un suo sistema di smontaggio. Di norma i calci dei fucili si smontano togliendo le viti del calciolo e svitando il tirante al suo interno, ma alcune armi hanno l'azione fissata con un perno passante dietro il grilletto. In qualsiasi modo vada smontato il calcio l'importante è farlo con il giusto cacciavite: uno errato rovinerà le viti e rischia di scivolare rigando il legno. Stessa cosa vale per l'astina o sottomano che dir si voglia.

LA SVERNICIATURA:
Il manuale del giovane restauratore secondo Ike prevede l'uso di uno sverniciatore in gel. Meglio se specifico per restauro. E' più dolce, meno potente.
Ma ci sono casi in cui non funziona e pertanto si deve usare quello forte da carrozzieri.
L'ideale è utilizzare un paio di guanti in gomma antiacido e occhiali protettivi: se lo sverniciatore va negli occhi si rischia di perdere l'occhio. Meditate prima di fare cose azzardate. Ne vale la pena?
Lo si stende con un pennello e lo si lascia agire, massaggiandolo con il pennello fino a che la vernice comincia ad alzarsi, a raggrinzire.
A questo punto, con la lama di un trincetto o con un utensile non seghettato si raschia via la poltiglia. Tenendo in mano un pezzo di carta si potrà pulire il raschietto ad ogni passata.

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E' impossibile che con una sola applicazione si arrivi al legno pulito, ne serviranno 2-3, ma dopo la prima, la rimozione del gel la faccio con della lana d'acciaio grossa. Incapsula gel e sporco e leviga nello stesso tempo.

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Per pulire la zigrinatura utilizzo una lesina da calzolaio, ma va bene qualsiasi tipo di punteruolo. L'importante è la precisione nel passaggio perché se si va fuori si riga il legno. Dopo la pulizia dei bassorilievi con la lesina passo abbondantemente una spazzola d'acciao piccola di quelle per pulire la pelle scamosciata.
Finito di sverniciare si lava ben bene il legno con diluente, per evitare che residui di sverniciatore possano andare a ledere la verniciatura finale.

LA SPIANATURA E LA LUCIDATURA:
Se ci sono bozzi, colpi, righe superficiali ecc, si spiana con comunissima carta vetrata 120 o 150, senza premere troppo e senza fretta.
Poi carta più fine, 180 o 220 e infine lucido con lana d'acciao fine. La lucidatura è fondamentale, ci devi perdere tempo, ci devi insistere fino a che ti fanno male i polsi.
A questo punto chiudo gli occhi, mi tolgo i guati e passo il dito, devo sentire se è liscio al tatto, cosa che a vista non potrei valutare.
Ma è simpatico sentire come man mano che lucidi il rumore della lana d'acciaio diminuisce, come se non raschiasse via più nulla.
La "segatura" che scaturisce da questa operazione non va buttata.
La si raccoglie e la si mette via in una carta di giornale.
Se precedentemente o durante questa fase ci si rendesse conto che c'è una lesione profonda non si farà altro che impastare la segatura con della colla vinilica ed usarla come stucco. Una volta secca la si potrà carteggiare e il risultato sarà sempre più simile al legno originale di uno stucco acquistato a caso.

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Finito di lucidare è importante soffiare con il compressore o pulire, in mancanza del suddetto, con un panno asciutto per togliere i residui di polvere che andrebbero a impastarsi con l'impregnate.

L'IMPREGNANTE:
Finita la lucidatura, fase delicata e lunga ma fondamentale per il risultato finale si può impregnare.
Ognuno è libero di scegliere il tipo e la tonalità. Inutile comperarne 25 litri perché ne serviranno al massimo 20 cc. Meglio se a solvente, quelli all'acqua non vengono uniformi e sono più difficili da stendere.
I restauratori ma anche alcuni falegnami li fanno da soli, con la tonalità che decidono. Se il legno è bello ed ha delle venature affascinanti si usano impregnanti neutri, che scuriscono solamente e proteggono. Se il legno è brutto.... allora vale la pena di usarne uno più coprente per oscurare le magagne.
Io lo stendo a tampone, ma lo si può dare anche a pennello. Nei negozi di bricolage si trovano in vendita i tamponi nella zona dedicata al decupage, ma costano e sono chiaramente monouso. Io uso delle lenzuola di lino di quello grosso e grezzo. Di quelle vecchie della nonna. Ne strappo un pezzo, lo appallottolo mettendo all'interno i fili o delle striscine tagliate sottili, imbevo nell'impregnante, strizzo leggermente e struscio fino a che il legno non è asciutto e uniforme. Sul legno duro bisogna insistere di più, sulle parti morbide lo assorbe subito. L'importante è non avere sbavature o colature. Per questo il tampone va strizzato. Attese 12 ore e poi altra passata uguale. Fino a raggiungere l'effetto desiderato.

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Finito di impregnare si passa delicatamente la lana d'acciao, in quanto l'impregnate, quello a solvente di meno e quello ad acqua di più, fa sollevare una leggera peluria al legno che andrà eliminata. Ma molto delicatamente perché se si tolgono alcune parti di superficie trattata, si otterrà un orrendo effetto maculato che per esperienza non è possibile correggere.

Ci sono scuole di pensiero che consigliano l'uso di oli vegetali come olio di lino, olio paglierino o similari al posto degli impregnanti. Il risultato è diverso e ugualmente bello ma più difficile da ottenere. L'olio è indicato in quei casi in cui il fucile dovrà fare una vitaccia, in quanto penetra più a fondo e protegge, ma il processo è molto più lungo per via dei tempi di assorbimento e, come molti ignorano richiede una vernice per il trattamento finale specifica, perché sull'olio non possono essere applicate le normali vernici.

E' comunque un trattamento molto valido e duraturo, anche se sconsiglio l'utilizzo dei prodotti preconfezionati in vendita nelle armerie. Se piace questo tipo di finitura, è buona norma comperare l'olio in ferramenta.

LA FINITURA:
2 sono le scelte: Vernice o cera.
Io uso la gommalacca. Satinata, non lucida che è più difficile da stendere e non mi piacciono i fucili riflettenti. Ma è questione di gusti.
Quando non ho il tempo di farla da solo (va preparata e fatta riposare per qualche giorno), acquisto di quella buona da restauratori. La vendono in bottiglie di vetro. Se 150 ml costano meno di 15 euro non la prendo, vuol dire che non è buona. Quella buona la vendono cara, ma non va a male, basta che la tenerla chiusa e si mantiene, anzi, migliora. La si agita bene prima dell'uso perché può capitare che depositi.
Stesso tampone (non il solito dell'impregnante, stesso tipo!) e via di strusciate a fare una stesura uniforme.
Guanti di lattice perché sotto le unghie non va più via e da cambiare spesso perché l'alcool li squaglia.
Ogni 24 ore una passata, controllando in controluce che i piccoli pori del legno inizino a riempirsi.
Fino a che i pori del legno non sono turati, appunto.
Per evitare ditate rimetto una vite del calciolo e ci lego un filo. Appendo il calcio come un salame e lo giro man mano che lo tampono.
Solitamente con 5-6 passate si ottiene un buon risultato, dipende dalla capacità di assorbimento del legno e dalla grandezza dei pori. Ci vuole pazienza, ma la soddisfazione ripaga ampiamente.
A cose fatte, si prende un panno di cotone o di lana asciutto e si lucida.

La stesura della gommalacca può essere fatta anche a pennello. Ma è più difficile, perché la gommalacca tende a seccare subito e diventa appiccicosa, portando via i peli al pennello e raggrumando. Meglio il tampone quindi, o un pennello di ottima qualità e movimenti decisi.

Altro metodo è l'uso delle vernici a solvente o acqua, tipo la "copale" per capirci.
Ma oltre a non amare questo metodo preferisco non adoperarlo per il fatto che se stesa a pennello la vernice rischia poi di presentare righe e non essere uniforme. Per fare un bel lavoro si deve dare a spruzzo, ma oltre a dover essere in possesso dell'attrezzatura, oltre al fatto che un sacco di vernice va sprecata, oltre al fatto che si deve essere capaci altrimenti si fanno delle schifezze, il problema che ho riscontrato è che tra una passata e l'altra devono passare ore e gli ugelli della pistola a spruzzo si seccano. Una tortura!

Amici di un forum mi fanno notare che possono capitare inconvenienti con la finitura a cera: se inavvertitamente le superfici trattate vengono a contatto con alcool o solventi aggressivi (nel caso specifico un antizanzare) la cera tende a rovinarsi.
Per questo motivo dopo averla lucidata applico della cera spray di quella per lucidare i mobili di casa. Lucida e protegge formando un velo protettivo rimovibile con un comune sgrassatore.

LA MANUTENZIONE:
La finitura a vernice non richiede manutenzioni specifiche. Basta pulire con acqua e sapone e asciugare bene.
La finitura a cera è senza dubbio più delicata anche se resiste all'olio comunemente usato per la pulizia delle armi. Periodicamente non si fa altro che sgrassare e ripassare la cera spray, al limite, se il lavoro è stato intensivo, si può tranquillamente ripassare a tampone una mano di gommalacca e rilucidare con un panno.


ALCUNI ESEMPI:
Doppietta Varischi già recensita:

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Browning Auto 5 già recensito:

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Uno dei Vetterli già recensiti:

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Questa scheda è stata realizzata su indicazione di alcuni amici del forum Migratoria.it

 

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