Utensili per il restauro

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UTENSILI PER IL RESTAURO

“una guida universale, affidabile, sicura... fidati!”

Recensione di IKE


PREMESSA TRATTA DALLA SCHEDA SULLE TECNICHE DI RESTAURO LEGNI:
Restaurare è un mestiere complicato, non lo possono fare tutti.
E' una cosa per pochi eletti, a dare su due mani di vernice acquistata in ferramenta son buoni tutti.
I restauratori conoscono il legno, conoscono i prodotti da utilizzare e normalmente li preparano da soli, magari facendoli "riposare" prima di usarli. Per chi non ha mai visitato la bottega di un restauratore potrebbe essere un'esperienza interessante, hanno degli attrezzi, normalmente vecchi e consunti, che brillano di fascino proprio.

Scrivo questa recensione non per insegnare qualcosa, ma per elencare il procedimento che uso io, io e solo io, non è un procedimento standard o il voler imporre il mio sapere, è semplicemente il metodo che adopero per ridare nuova vita alle armi vecchie e malandate.

PREMESSA POST PREMESSA, probabilmente polemica, ma è più forte di me:
In questi anni ho letto di tutto: sapientoni fenomeni che pretendevano di insegnare, di possedere le verità assolute, di poter trasmettere la sapienza attraverso libri o articoli su riviste. Questi spuntano dal nulla, insegnano, fai così e fai cosà, non puoi sbagliare. Probabilmente lavorano solo su di un modello di arma, perchè io raramente ne ho fatte due oguali.
Ammetto però di essere estremamente attratto da fenomeni del genere, ammetto di cercare spesso in rete articoli e interventi nei forum. Mi attira l'assoluta sicurezza con cui espongono le loro tecniche, le loro teorie: perchè di teoria si tratta.
E' inutile girarci intorno, non esiste una regola univoca, non esistono le verità assolute, non esistono metodi afficaci in ogni situazione. Ogni arma è un modo a parte, ogni situazione è differente perchè influenzata da tanti di quei fattori che ne rendono inapplicabili le teorie elencate dagli eletti restauratori. Anche perchè poi a ben vedere, chi veramente sa e lavora bene è piuttosto restio ad insegnare i segreti del mestiere. Ma non sarà che come diceva la canzonetta, "chi non ha talento insegna?"
E' seguendo queste mie convinzioni che non ho mai preteso di insegnare, mi limito a elencare i metodi che utilizzo via via, specificando l'arma, il contesto, il grado di vetustà e le condizioni.

Poi magari, l'onestà intellettuale e il buon senso mi impongono di pensare che cambierò idea nel momento in cui dovessi venire in possesso dei testi utilizzati alla scuola armaioli di Gardone, ma fino ad allora rimango fermo sulle mie posizioni. Mi piace pensare che quei testi siano molto più umili di quanto si possa immaginare, che cerchino di sviluppare esperienza, che aiutino in un cammino. Perchè ci vuole esperienza, e te la fai sbagliando, provando e riprovando.

Andiamo intanto ad elencare ed analizzare l'attrezzatura che a mio parere è indispensabile per potersi cimentare in un restauro:

IL BANCO DI LAVORO:

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Ho volutamente allegato una foto molto ristretta, mi frena la vergogna del dover mostrare il disordine che impera nella mia officina. Ho trovato questa e mi sembra una foto dignitosa, quindi facciamo finta che io sia un uomo ordinato e preciso.

Il banco di lavoro è fondamentale. Non è necessario sia molto grande, ma di certo non si può lavorare sul tavolo di cucina. Il mio ha un piano in legno, ma sopra c'è sempre un telo di cuoio, protegge i pezzi, evita scivolamenti e graffi. Cosa assolutamente fondamentale è l'illuminazione, infatti ho due neon sul banco e uno sulla morsa. Per tenere ferma l'arma lunga occorre il "rest". In commercio se ne trovano di tutti i tipi e da tutti i prezzi; Il mio è autocostruito perchè avevo problemi di misure (quelli in commercio son tutti piuttosto corti) e perchè mi faceva comodo avere i tre scomparti sotto: uno grande per i ferri, uno più piccolo per i pezzi e uno ancora più piccolo per la minuteria (viti, molle, perni ecc.).
Il rest è fondamentale, non se ne può fare a meno. Arrendetevi. Come del resto, avere una presa stabile e sicura sul pezzo. Ma non è che una bascula tutta bulinata, di gran pregio, o un pezzo in ergal che si riga a giardarlo lo puoi mettere in morsa e stringere a morte per tenerlo fermo. Quindi, dato che non mi invento nulla di nuovo, ho copiato le contropiastre viste nella bottega di un vecchio armaiolo. Naturalmente le ho adattate ed ho cercato di migliorarle incollando al legno del cuoio. Inserendole in morsa tengono il pezzo ben fermo e non lo rovinano. Indispensabili, eccole:

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I CACCIAVITI:

Che poi il plurale è "i cavviavite" o "i caccaiviti" ?.

Non importa, l'importante è che siano "i suoi". Il cacciavite adatto è quello che combacia perfettamente con la testa della vite. Sembra una banalità, un'affermazione scontata. Ma non è così. Lo sa bene chi prova a svitare una vite con un cacciavite troppo piccolo, troppo grosso o troppo fine. la vite si sciupa, non si svita e le imprecazioni risuoneranno con buona cadenza e tempi lunghissimi. Se poi è una vite decorata l'imprecazione ne guadagna in tono, tempo di recita e pesantezza. Ma diciamocelo: a chi non è mai capitato di dover fare un lavoretto facile, di fretta, di acchiappare il primo cacciavite nel cassetto del ripostiglio....... girare tenendo il pezzo in mano......... e zac! piantarsi la punta in un dito o nel palmo della mano? Capita a tutti. La ferita si infetta all'istante e ci mette un sacco di tempo a guarire. Fastidio. E imprecazioni come se piovesse.
Per i motivi sopradetti, e perchè una vite dallla testa rovinata o "slabbrata" è difficile da camuffare, i cacciaviti dovrebbero essere di ottima qualità. Il condizionale vi sorprende? è voluto. E' voluto perchè io utilizzo i due cacciaviti in foto sotto, in pratica solo quei due, salvo rarissimi casi. Il primo è il mitico, e mitico è dir poco, cacciavite dei Carcano mod. 1891. Veniva dato insieme all'oliatore e allo scovolo in dotazione ai nostri soldati. E' mitico. L'acciaio è di ottima qualità, il manico così fatto assolve perfettamente il proprio compito e non c'è nulla di meglio di un cacciavite vecchio per le vecchie viti. Sembrano fatte per lui (e forse lo sono), entra alla perfezione e non sbava mai la testa. Non potrei farne a meno. Il "piatto" ha una estremità larga (quella in foto) e una più stretta. Si sfila dal manico e si gira. Un "coltellino svizzero" primordiale, geniale per quanto è pratico. Tanto così, per notizia, vi posso raccontare che su un noto sito di acquisti online ne ho acquistati 50. Il programma era di punzonarci sopra "ACP.com" e spedirli agli affezionati del sito e del forum. Ho pagato ma i cacciaviti non sono mai arrivati. Che fregatura!
L'altro, quello più lungo, è il cacciavite per tutte le stagioni, va bene con tutto per il semplice motivo che..... lo adatto a tutto. Semplicemente lo limo o molo per adattarlo ogni volta. Cosa che non si potrebbe fare con i moderni cacciaviti che non sono in ferro, ma in leghe che si spezzano o che magari hanno la punta magnetica. Ne ho anche molti altri, naturalmente tutti vecchi con il manico in legno, ma questi due sono i miei preferiti, tanto che non so nemmeno da quanto tempo li uso, certamente più di due decadi con soddisfazione e...... a questo punto, anche affetto.

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Una cosa che molti tendono a sottovalutare è che una vite prima di essere svitata necessita di una breve ma fondamentale preparazione. Prima di tutto non sottovaluterei l'importanza dei solventi, tipo svitol, per capirci, una spruzzatina spesso evita guai, ma la cosa veramente importante è la pulizia del solco della testa della vite. Troppo spesso le viti sono incrostate da sporcizia, vernice, ruggine, sembra che ci sia abbastanza spazio e poi tac! il cacciavite scivola e il danno è fatto. Quindi è buona norma pulire il solco prima di tentare di svitarla. Per fare questo utilizzo la cara vecchia "lesina", non so quale sia il suo vero nome, l'ho sempre sentita chiamare così, la vediamo più avanti in foto.


I CUTTER, RASCHIETTI ECC.:

Sono strumenti semplici ma indispensabili, servono per pulire i solchi delle viti, grattare via il grasso indurito e secco, per quasi tutte le lavorazioni sui legni e in generale per le operazioni di prima e grossolana pulizia.
Io utilizzo prevalentemente questi:

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1) Il "coso" da dentista. Non ho idea di come si chiami, so solo che il mio dentista, che è un'amica mia coetanea, quando cambia questi cosi perchè magari usurati o troppo vecchi, invece di buttarli me li mette da parte e con me avranno una seconda carriera lavorativa. La particolarità della testina lo rende un attrezzo estremamente versatile per la pulizia di quelle zone difficilmente raggiungibili con altri strumenti. Il manico ad aderenza migliorata ne consente una presa sicura che scongiura "sfuggimenti" e conseguenti rigature.

2) Il bisturi. Non ho mai eseguito interventi chirurgici, ma nel kit di un capitano medico dell'E.I. c'era questo bisturi. Il pensare di essere operato da uno strumento del genere, magari sul campo, mi fa rabbrividire, anche perchè non taglia. Però ho fatto il filo con la pietra e adesso taglia benino, dico ciò perchè nessuna delle mie armi ha mai emesso grida di dolore. Utilissimo per raschiare via grasso secco, residui di vernice ecc.

3) La lesina. La lesina, credo si chiami così, è uno strumento che usa il ciabattino per forare il cuoio e poi passarci l'ago con il filo. Non è altro che un punteruolo ricurvo, a sezione triangola, imperniato su di un manico. Di acciaio durissimo, non l'ho mai affilato e ancora punge come un ago nuovo, è il top per pulire i solchi delle viti, angoli, forellini, ma anche per ripassare lo zigrino sui calci.

4) Il cutter. Chiamiamolo trincetto, che è più familiare. E' uno strumento tuttofare. Taglia, traccia, gratta. Per la pulizia e per raschiare via le vecchie vernici, ma da usare con cautela perchè...... taglia!


I MARTELLI:

Beh il martello ci vuole. Per battere, picchiare, percuotere, schiacciarsi le dita. Ma non si può usare la mazzetta da muratore, servono oggettini appositi:

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Il primo è un martellini molto piccolo, con la battuta leggermente convessa per non lasciare segni. E' l'ideale per piantare le spine e i perni perchè avendo anche il manico Il manico a sezione rettangolare è più facile da utilizzare con precisione.
Il secondo è un mertelletto da due soldi al quale ho segato il manico, lo uso per percuotere il cacciaspine. Il manico l'ho segato perchè mi dava ingombro sul banco, non c'è una spiegazione tecnico-filosofica.
L'ultimo, o primo da destra, è il vero martello da armaiolo. Non è altro che un rotolo di cuoio tenuto insieme da quelle due fascette di ferro. E' la versione primordiale dei moderni martelli di gomma dura. Non lascia segni ed è duro abbastanza da piantare un chiodo.


I CACCIASPINE:

Quante volte succede che per togliere un perno scappa l'utensile e si riga il pezzo? Troppo spesso, quindi questi utensili devono essere di ottima qualità e del materiale adatto.

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I primi due sono acquistabili in ferramenta, gli altri li ho fatti io in alluminio o in ottone. Ne ho anche un altro cattivissimo in ferro che ho ricavato segando la bacchetta di pulizia di un fucile '91, ma ho dimenticato di fotografarlo.


LE LIME:

Altro strumento importante. La lima deve essere di buona qualità. Non ne servono 50, ne bastano 2-3 ma buone. Mi ricordo il nonno che mi ammoniva di non toccarle mai con le mani, di prenderle solo per il manico, perchè si ingrassavano e poi non mordevano più. Queste tre sono diamantate, ce le ho da tanti anni, costicchiano ma sono un investimento sicuro e duraturo.

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Spessissimo si trovano i solchi delle viti tutti slabbrati, e il pelucchio di ferro può ferire, oltre ad essere antiestetico. Una passatina e il gioco è fatto. Oltretutto servono per aggiustare la punta del cacciavite, per aggiustare un pezzo fatto ex novo ecc.

Per tutto il resto c'è il XXXXXXX (pubblicità aggratis? nono!), strumentino simpatico e polivalente. Lo si usa per lucidare, tagliare. limare, fresare ecc.

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LE SPAZZOLE:

Indispensabili. Con setole in ottone oppure interne in ottone e esterne in plastica. Per pulire lo zigrino dei calci sono il top. Si stende lo sverniciatore in gel, si lascia agire massaggiandolo con il pennello, si toglie il grosso con la carta e poi si spazzola con energia. Lo zigrino tornerà pulito sul legno. Ma anche gli scassi, le fresature degli attacchi per le cinghie ecc.

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IL PENNELLO:

Quando si rimonta l'arma è buona norma urgere i pezzi, sia per facilitare il montaggio che per evitare future corrosioni in punti occulti. Per questo utilizzo un pennellino duro da decoupage che inzuppo in una scodellina ricavata da una confezione di diluente nella quale ho inserito una spugna che ungo spesso con olio di paraffina liquida per macchine da cucire. Ho sfanculato da molto tempo le classiche ampolline per l'olio, cola da tutte le parti, è impossibile da dosare e quando servono non le trovi mai.
Un altro pennello identico, ma molto più usurato lo uso per sgrassare i pezzi a mollo nel petrolio bianco.

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Nel kit del piccolo armaiolo non possono mancare i guanti di lattice usa & getta, perchè comunque si lavora con prodotti chimici, pirofile da forno in alluminio o in vetro per mettere a mollo i pezzi, lente di ingrandimento perchè alle volte i pezzi sono piccoli e sporchi, pertanto si rischia di fare danni, carta assorbente a volontà, gli stracci sono poco pratici, son buoni solo per lucidare a tampone, un compressore d'aria, il calibro per misurare le viti e segnare uno schema di dove si sono smontate, macchina fotografica per fotografare tutte le fasi di smontaggio. A meno che non vogliate poi diventare pazzi perchè non vi ricordate come si rimonta un pezzo (quante volte mi è capitato!).

RECENSIONE IN AGGIORNAMENTO PERPETUO

 

 

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