Doppietta Varischi

Doppietta E. Varischi cal.12

“Mi ci dai un'occhiatina?”

 

Recensione di IKE

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Arma fotografata dopo il restauro, appartenente al Sig. Rocchi.

Fatti e misfatti:

Orbene, ero in macchina con il buon Sig. Rocchi, cacciatore da 40 anni con la passione di un giovinetto.

Parlavamo del capanno, dei richiami e di organizzare qualche uscita quando ho udito (ma in cuor mio me l'aspettavo) la fatidica domanda:

-"allora mi potresti dare una riguardata ai fucili ?".

E come potevo dire di no? Ammettiamolo: mi piace e mi diverte, tanto che ho pensato più volte di farne una professione, ma sarei finito più povero di quello che sono.

Il periodo precedente l'apertura della stagione venatoria è una processione di doppiette, sovrapposti e tronchini!

Ad ogni modo si presenta con questa doppietta. E' bella. E' una Varischi, ottimo artigiano. Ha le controviti sulle batterie.  Solo, è tutta incriccata, tracce di ruggine, legni scrostati, si apre a fatica, i cani strusciano. Un disastro.

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Mi metto all'opera. Smonto canne, calcio, azione.

Punzonato c'è un XVII quindi è del 1961.

Come sempre il ferro a fare il bagnetto per ammorbidire le incrostazioni.

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Dedicandomi alla sverniciatura del calcio e del sottomano mi rendo conto che è un noce ottimo, raramente ne ho trovati di così duri, questo non fa altro che confermare quanto siano professionali gli artigiani italiani. Legni scelti, poche storie, altrimenti ti compri una doppietta fatta in serie.

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Sverniciati

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Impregnati

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Finiti a cera

Chiaramente finisco il tutto a cera, dite quello che volete ma a me piace.

Dedicandomi all'azione capisco che non sarà un lavoro facile. Dal pennello passo allo spazzolino, dallo spazzolino al cacciavite, perché se non disassembli, qui non riesci.

Sbriciolato tutto e pulito pezzo per pezzo (probabilmente c'era dentro ancora il grasso  originale degli anni '60 ormai secco), lubrifico con un leggero strato di grasso al silicone e inizio il rimontaggio.

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Avvito il calcio, innesto le canne, provo ad infilare due salvapercussori, ma mi accorgo che non si apre del tutto.

Allora richiudo e ripeto l'operazione. E' ancora dura.

Imprecando rismonto, sistemato sulla vasca in alluminio spruzzo all'interno del petrolio bianco con l'ausilio di una grossa siringa (che acquisto in farmacia, servono per fare le iniezioni ai cavalli).

Sorpresa: esce ancora dello sporco.

A questo punto, con la calma che mi contraddistingue porgo un paio di guanti di lattice all'amico e gli dico " Vai, divertiti, fino a che non esce pulita!". (i guanti di lattice non servono a nulla perché il petrolio li disgrega in due secondi, ma mi sembrava carino offrirli!)

La pulizia delle canne mi porta due brutte sorprese: la prima canna è piuttosto camolata, mentre la seconda è nuova, ma vabbè, che pretendi da un oggetto di 50 anni? daltronde ha lavorato, e i vecchi cartuccioni con inneschi al mercurio davano questi problemi. Ma la sorpresa peggiore è che la volata di questa prima canna ha preso un bel colpo.

Bisognerà raddrizzarla penso.

Ma l'ho fatto solo un paio di volte. E su fucili miei. E' un rischio.

Chiedo al Rocchi, che visti i risultati ben promettenti mi dice di proseguire, tanto così non sarebbe da utilizzare.

Scalda, batti e raffredda, dopo una discreta sudata riesco a ottenere un risultato accettabile. Non sarà bellissimo, ma almeno è efficace.

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E poi, come dichiara il mio amico: "Quando un soldato non ha cicatrici significa che è stato sempre imboscato in fureria".

E anche in questo ha ragione, la Varischi ha il suo fascino.

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