Doppietta Bernardelli Roma 4

“Una Roma 4 non si butta mai!”

RELASE 2.0

Recensione di IKE con la preziosa collaborazione di Carneade per la parte storica.

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Arma fotografata dalla mia collezione privata.

 PREFAZIONE ALLA VERSIONE 2.0:

Leggendo, ricercando, sentendo in giro, si viene in possesso di nuove informazioni, di nuove nozioni, in generale di fatti che non si conoscevano e che possono essere utili allo sviluppo della recensione di un'arma. Recentemente ho ritrovato una vecchia rivista che parlava appunto delle armi Bernardelli. Sono certo di avere anche un vecchio catalogo, ma non ho idea di dove possa averlo archiviato.

Ho confutato le nuove informazioni con colleghi appassionati e pertanto vado ad aggiornare la recensione.

        Ike.

 

PREMESSA:

Mi è capitato di venire in possesso di una Roma 4 del 1965 (XXI).

L'arma mi era stata portata a far vedere da un conoscente per avere un consiglio inerente quanto avrebbe ammontato rimetterla in sesto.

I legni erano in uno stato penoso, era stato distribuito un generoso strato di vernice per infissi, tanto alto da aver addirittura coperto la zigrinatura del calcio e dell'astina.

Meccanicamente una vera tragedia.

I grilletti non si muovevano, i cani armavano con fatica e scattavano con altrettanta fatica al rallentatore.

La risposta alla mia domanda "da quanto non venisse usata", fu "non mi ricordo nemmeno più", che detto da una persona molto anziana può voler dire decenni.

Peraltro una patina nerastra rendeva le "finte cartelle lunghe" veramente orribile, e le bruniture erano veramente "vissute", per non dire finite.

Consigliai di rivolgersi ad un armaiolo professionista (che poi è anche l'unico della mia zona), che è molto capace; Se fosse stato per un pulita e una lubrificata lo avrei aiutato più che volentieri, ma lì c'era veramente da fare. Peraltro avrebbe dovuto lasciarmela, con tutti i problemi legali che ne conseguono. Questioni che mi sono sempre guardato bene di evitare.

Mi disse di esserci già stato, che lo stesso gli aveva detto le stesse cose che gli avevo detto io e che per rimetterla in sesto gli aveva fatto un preventivo molto alto.

Ma l'armaiolo non si era approfittato di quell'anziano signore, effettivamente i lavori da fare erano molti.

Sconsolato mi chiese quanto avrebbe potuto ricavarci così com'era, gli dissi che valore poteva avere secondo me, e concludemmo l'affare.

"L'affare", se così posso definirlo, l'aveva fatto quel signore, perché considerando quanto ho dovuto sudare per ripulirla, aggiustarla e fabbricare i pezzi mancanti..........


STORIA:

La tradizione armiera della Bernardelli è fondata su basi solide.

Nel 1865 Vincenzo Bernardelli lasciò l’officina presso la quale lavorava per cominciare a fabbricare canne a torciglione ed in damasco, coadiuvato dai figli Pietro, Antonio, Lodovico e Giorgio.

Ma alcuni scritti riportano testimonianza di armaioli della Valtrompia riconducibili ai "nostri" Bernardelli sia nel '600 che nel '700. Si può quindi affermare che i Bernardelli sono protagonisti della storia armiera italiana da almeno quattro secoli.

Dopo i fucili ad avancarica degli esordi, vennero quelli a retrocarica a cani esterni e, prima della fine del secolo, anche i primi hammerless su bascule importate dal Belgio.

In mezzo si hanno notizie di doppiette con canne a torciglione, retrocarica con percussione a spillo databili con buona attendibilità anno 1880.

I quattro figli di Vincenzo, agli inizi del 1900, lasciarono la piccola fucina per trasferirsi in una vera e propria officina che, nel corso degli anni, è andata via via espandendosi, di pari passo col potenziamento tecnologico.

Nel 1925, a differenza di molte altre aziende, la Bernardelli fu in grado di produrre le proprie bascule. Nel 1928 furono prodotti i revolvers mod. ’89.

Durante la WW2, fra le varie commesse militari, si produssero spolette da artiglieria.

Nel dopoguerra, l’azienda continuò a fabbricare pistole e fucili da caccia, proponendosi anche sui mercati esteri. Inoltre, essa propose un fucile semiautomatico innovativo, il primo a canna fissa, ad essere alimentato da un caricatore, a pesare Kg. 2.900. Sguirono anche vari modelli di pistole, dai calibri minori al 9 corto, sino al mod. 60.

Dal 1968 al 1971 la Bernardelli si dotò di nuovi uffici e capannoni, potenziando le attrezzature tecniche e gli impianti preesistenti. Nel 1969 nacque il primo sovrapposto. Alla gamma dei suoi prodotti si aggiunse anche una carabina semiautomatica cal. 9 Flobert ed una in cal. 22LR, la replica storica del Mississipi cal. 58 (mod. 55).

La Bernardelli ha dunque prodotto ogni sorta d’arma da fuoco, ma a renderla famosa è stata la doppietta, A&D, H&H od a cani esterni, sempre impiegando molle a lamina, rimanendo in linea coi canonici stilemi anglosassoni. Dal lontano 1922, le boxlock più conosciute ed apprezzate sono quelle della serie S. Uberto (1, 2 e la F.S. dalla bascula rinforzata) e Roma (3, 4, 6). La progressione dei numeri indica i livelli di finitura e d’incisione; dal n. 3 si entra nella linea Roma, contraddistinta da finte cartelle tipo H&H; i modelli 4 e 6 hanno la bascula rinforzata incisa, rispettivamente, all’inglese ed a cesello.

Rispettivamente la Roma 3 aveva incisioni molto semplici, un "modello base" piuttosto spartano, ma alla luce dei fatti ancora oggi molto apprezzabile nella sua semplicità, la Roma 4 poteva avere a richiesta estrattori automatici e aveva il grilletto destro snodato. La 6 differiva dalla 4 di fatto solo per le incisioni e solo a volte per la qualità dei legni.

Per quanto riguarda le datazioni si individua nel 1922 l'inizio della produzione del modello Roma 3, nel 1937 la produzione della prima Roma 4, presente in catalogo fino alla fine degli anni '80. La 6 dovrebbe essere coeva della 4 o di pochissimi anni più giovane.

 

IL RESTAURO:

Per la prima volta ho provato a tenere il conto del tempo che ho impiegato per restaurare un'arma.

Ma andiamo per gradi, ammetto che è stato uno dei lavori più impegnativi nel quale mi sia mai cimentato.

Anche perché, nonostante fosse un caso disperato, si trattava sempre di una Bernardelli Roma 4 del 1965, quindi le operazioni dovevano essere accurate, un risultato deludente avrebbe reso una doppietta di alta qualità una specie di simulacro.

b_650_250_16777215_00_images_restauro_bernardelli_roma_Roma_4_da_restaurare.jpg L'analisi accurata della calciatura, una volta smontata, non lasciava intravedere operazioni fatte da mani esperte. Era stata passata una bella mano di copale per infissi, anche piuttosto gommosa, molto alta, tanto che, come detto, le zigrinature erano state riempite e si presentavano come superfici completamente lisce.

Non c'erano crepe o segni di incollature, ma bozzi e colpi in quantità.

Il calciolo era stato sostituito con uno in gomma molto alto, onestamente brutto. Peraltro lo avevano anche incollato, tanto che ho faticato un buon quarto d'ora per toglierlo senza fare danni.

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Stessa sorte era toccata all'astina, divenuta liscia.

Naturalmente il vernicista si era prodigato nel verniciare la doppietta montata, verniciando anche buona parte delle batterie. Non aveva tolto nemmeno l'astina, la vernice era presente anche nella parte inferiore delle canne!

Sul lato destro della pala del calcio poi, un genio aveva addirittura spento una sigaretta. Un genio!

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Poteva andare peggio, pensai. Avrebbero potuto usarla come remo da canotto, come badile o come mestolone per girare la polenta!.

La meccanica non era messa molto meglio.

Oltre alle condizioni estetiche, durante lo smontaggio mi ero accorto di una cosa veramente grave: la vite lunga passate che è sotto la chiave di bascula era spezzata.

Mai vista una cosa del genere. Non ho nemmeno idea di come possa accadere, ma di fatto era rotta.

Procedetti comunque allo smontaggio completo per mettere tutto a bagno nel petrolio bianco e iniziare la prima sommaria sgrassatura con il pennello, imponendomi di non pensare a quella vite, anche se la cosa mi preoccupava moltissimo.

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E così via, via discorrendo smontai il tutto, ponendo tutto in ammollo.

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 Ma onestamente non riuscivo a non pensare a quella vite.

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Il giorno successivo feci un giro di telefonate, per sapere se qualche negozio avesse a disposizione quel ricambio. Il più cortese mi rise in faccia.

Decisi allora di scrivere una mail alla Bernardelli e sorpresa delle sorprese, nel giro di poche ore mi rispose gentilmente la signora N. G. dell'ufficio commerciale mi comunicò che la vite era disponibile.

Alla faccia di chi dice che le aziende italiane se ne fregano dei clienti!

Solo la spedizione, il contrassegno, i tempi di consegna............. diciamo che fui felice di sapere che in qualche modo avrei risolto il problema, ma decisi di utilizzare il canale Bernardelli come "scialuppa di salvataggio".

Quella benedetta vite avrei provato a farla al tornio.

Per farla però mi sono fatto aiutare dal buon Diego, un ragazzo che sa il fatto suo, molto giovane ma altrettanto ferrato nel suo lavoro di tornitore. Ricavate le misure e scoperto, grazie a Dio, che il passo della filettatura era un comune M5 (fosse stato un passo in pollici la cosa si sarebbe molto complicata), iniziai a sfornare viti e provarle. Al sesto tentativo ne venne fuori una quasi perfetta. Non nego la soddisfazione, ma nemmeno il tempo impiegato.

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La pulizia sia delle cartelle e delle parti incise che della minuteria comportò un lavoro certosinico.

E' ben noto che esiste un collaudato velocissimo sistema automatizzato per far risplendere il tutto in pochi secondi. Ma io non lo conosco, pertanto ho pulito tutto a mano, al massimo usando pasta lucidante e panno in tessuto!.

Comunque i risultati sono questi:

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La chiave della bascula l'ho dovuta ribrunire in quanto di brunitura originale ne era rimasta ben poca, eliminando poi la ruggine, anche la poca rimasta era scomparsa.

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La canna è buona, naturalmente la prima canna, nonostante presentasse ancora un buon grado di cromatura, qualche segno del tempo lo presentava, ma nessuna camolatura profonda. Solo esternamente la brunitura era consumata. Ma non mi dispiacque. Decisi di ripulirla, ripulire per bene l'estrattore e lasciare la brunitura con quel buon grado di "vissuto" che un'arma del genere si può permettere di portare a testa alta.

b_650_250_16777215_00_images_restauro_bernardelli_roma_canna_prima_della_puliza.jpg Prima della pulizia

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Dopo la pulizia

Notare il filo si grasso siliconico sull'asse dell'estrattore: ottimo contro l'umidità e come lubrificante.

Una volta pulito tutto passai ai legni, sverniciando con cura.

Gran parte della zigrinatura era comunque compromessa e dovetti ripassarla attentamente. Lavoro che necessita di tempi lunghissimi e di estrema calma e precisione: se sbagli non rimedi più, se sbagli ti tieni lo zigrino spreciso.

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A questo punto però un altro dubbio: che tonalità di colore dare al legno?

Mi sono preso il mio tempo, ho cercato delle foto, trovando di tutto, dal color pioppo al mogano.

Alla fine ho deciso di optare per una tonalità molto chiara, tendente al miele ma da ossidare in fasi successive fino a farlo andare verso il ciliegio.

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Inutile dire che le operazioni di riassemblaggio sono state più semplici di quelle di pulizia, anche se per la viteria ho dovuto consultare tutte le foto fatte durante lo smontaggio (ne ho fatte oltre 500!).

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Finito il tutto quel calciolo in gomma stona ancora di più, comunque l'effetto completo mi rende soddisfatto. Prima o poi mi capiterà di trovare anche un calciolo originale.

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Tirando le somme ho calcolato che per rimetterla a posto ho impiegato qualcosa come 120 ore di lavoro. Ma è chiaro che un armaiolo professionista avrebbe fatto lo stesso lavoro in un tempo molto minore.


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