Doppietta artigiano italiano a cani esterni

Il fascino del vintage


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FASE 1: L'acquisto.

Stavo ancora studiando per il conseguimento dell'abilitazione all'esercizio venatorio, ma già pensavo alla prima giornata di caccia.

Non che mi mancassero i fucili, già allora ne avevo molti, da piattello, da piccione, tronchini, doppiette, automatici, ma sognavo qualcosa di particolare per iniziare la mia carriera di cacciatore.

Fu così che durante una visita ad un amico collezionista vidi questa doppietta in rastrelliera. Notai che era abbandonata lì, non utilizzata, non pulita da tempo. I legni erano integri anche se la verniciatura si era consumata. La presi in mano, analizzai canne, scatti, bascula, volata e chiusura: era buona, molto buona.

Dopo qualche chiacchiera e lo scambio delle tabelle di ricarica, vero motivo della visita, tornai alle mie occupazioni.

Inizialmente non avevo intenzione di entrarne in possesso, ma poi, come spesso mi accade, iniziai a fantasticare, a pensare, quella doppietta divenne un pensiero piuttosto ricorrente. Mi balenavano per la testa principalmente due cose: la prima era la finitura: un tipo di brunitura tartarugata molto ben fatta e molto ben conservata, anche se non era chiaro se originale o realizzata in un secondo tempo. Poi un'ancora incisa sul rampino superiore della chiusura. Che senso ha incidere un'ancora su un fucile da caccia? che fosse appartenuto ad un marinaio? Si, me ne rendo conto, mi faccio troppe domande, talvolta stupide, troppo spesso futili o eccessive, ma probabilmente è per questo che vivo la mia passione in modo "sano", indirizzandola principalmente sullo studio delle armi e molto marginalmente sull'uso, per lo più a scopo di prova.

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Nel frattempo comunque riuscii a superare le prove di abilitazione all'esercizio venatorio, pertanto ero in attesa del solo rilascio della documentazione, pratica burocratica assai lunga.

Il tempo quindi stringeva ma io non ero pronto.

Acquistare un'arma nuova? no, non è da me. Quindi dovevo trovare qualcosa di speciale. Ma di certo avrebbe avuto bisogno di restauro, quindi il tempo stringeva ed io non ero pronto.

Poi c'era Beppe, il mio compagno esperto, che mi pressava. Per Legge il primo anno si deve essere accompagnati da un altro cacciatore che non abbia avuto sanzioni da oltre due anni e Beppe era un amico che mi avrebbe fatto da mentore, anche se è leggermente logorroico e invadente.

Ancora oggi cacciamo assieme, alla soglia dei 75 anni cammina come un forsennato e non si tira mai indietro, comunicandomi attivamente buon senso e prudenza. Sono fortunato ad averlo come compagno.

Facendo il punto della situazione maturai l'idea di tornare a vedere la doppietta del mio amico collezionista: c'erano alcuni problemi, tra cui convincerlo a venderla, provarla prima di utilizzarla, il prezzo.

Telefonai, presi appuntamento e mi recai per la visita. Ripresa in mano ammetto che subito mi sembrò più bella, anche se piuttosto pesante, dato tutt'altro che negativo: era monolitica, realizzata con buon acciaio, non si trattava di un'arma economica.

Analizzata ancora una volta chiesi informazioni sul produttore, l'età, su quanto fosse stata usata, come e da chi, ma le informazioni che riuscì ad avere furono pressoché nulle. L'unico dato certo è che la data di produzione risaliva al 1951, solo perché era punzonata sulle canne. Dunque mi esposi per vedere di portarla a casa, mi venne fatta una riluttante richiesta, trattai dapprima in modo gentile, poi tenace ed alla fine strappai un prezzo ottimo.

In pochi giorni vennero preparate le denuncie e la doppietta si trasferì nella mia stanza blindata.

Inutile dire che ero euforico, anche se oberato dal lavoro il pensiero volava al fine settimana, quando avrei restaurato e preparato a dovere la mia nuova arma.

FASE 2: Il restauro.

Giunse finalmente il tanto agognato sabato pomeriggio ed io mi rinchiusi in officina per il restauro.

La doppietta si presentò molto meglio di quanto mi aspettassi: non c'era ruggine in vista, non c'erano camolature profonde all'interno della canna se non quelle classiche causate dalle vecchie cartucce con inneschi al mercurio, i legni presentavano solo alcune asportazioni della vernice, probabilmente una comune vernice lucida senza nessuna pretesa.

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Nonostante non avessi mai operato su una doppietta a cani esterni mi cimentai emozionato nello smontaggio, fotografando come sempre ogni passaggio e segnando su un foglio ogni vite che veniva tolta. Questo per evitare di non essere capace di rimontare il tutto con cura ed esattezza e non ricadere in un errore commesso anni prima: smontato un FAL in maniera molto frettolosa, non ero stato capace di riassemblarlo, c'avevo perso un sacco di tempo ma proprio non mi riusciva, avevo infine a capo chino dovuto chiamare in aiuto un amico che per molto tempo mi avrebbe deriso di questa disavventura! Oh, nessuno è perfetto!

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Una volta disassemblato, le parti metalliche furono messe a fare il bagnetto nel petrolio bianco, onde sciogliere le vistose incrostazioni di grasso secco impastato con la sporcizia.

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Le batterie erano molto buone, le molle erano ben solide e avevano scatti netti, anche internamente non presentavano vistose macchie di ruggine.

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I percussori erano invece fortemente incrostati. Le molle coniche erano praticamente ingrippate nella sporcizia e non fungevano più da ritorno e gli stessi percussori erano avvolti da forti incrostazioni. Dovetti praticamente "tornirli" per renderli di nuovo efficienti.

Vennero lubrificati a dovere con grasso siliconico in fase di rimontaggio.

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I legni furono dapprima sverniciati con l'apposito sverniciatore da restauratore, lavati, spianati in quelle parti dove i graffi erano troppo evidenti, impregnati ed infine trattati a cera a tampone. Non è una finitura estremamente resistente ai graffi di rami o rovi nel bosco ma io la adoro, quindi finisco i legni così!

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Rimontato il tutto l'effetto fu veramente ottimo, la soddisfazione era ai massimi livelli.

Essendo questa la mia prima doppietta a cani esterni volli considerarla come un'arma "scuola", pertanto provai anche una tecnica di controllo che avevo solo visto fare da un vecchio armaiolo purtroppo scomparso.

Pertanto mi cimentai nella tecnica di controllo della chiusura con il "nero fumo" ovvero con un fornellino a petrolio annerì la parte piana della bascula per controllare attraverso l'impronta se questa aderisse uniformemente a chiusura avvenuta. Orbene, essendo neofita di questa prova non sono certissimo del risultato ma l'impronta mi parve del tutto uniforme.

FASE 3: Il test.

Si ma, cosa spara un fucile del genere?

Ci posso tirare cartuccioni commerciali attuali? magari magnum?

Penso proprio di no. E comunque non sarebbe saggio.

Pertanto preparai delle cartuccine caricate in modo progressivo, iniziando con cariche piuttosto gentili a salire fino a munizioni decise. Ricordo che erano 20 cartucce, caricate con rex verde, piombo 10 e borra contenitore in plastica, chiusura stellare del bossolo in plastica.

Mi recai al campo di tiro, dove una zona è destinata alla prova delle munizioni.

Inserite le due cartucce più leggere sollevai il fucile in aria ed esplosi i colpi in lenta sequenza senza mirare, guardando bene invece all'azione per controllare eventuali fuoriuscite di fiamme o residui di polvere pericolose per gli occhi.

Essendo andata bene la prima prova di fuoco esplosi i rimanenti colpi nel cartello di controllo constatando che l'arma era ben solida e sparava piuttosto bene, anche se naturalmente al crescere della carica cresceva proporzionalmente il rinculo, facendo si che il secondo colpo fosse meno preciso, ma mi convinsi che il problema lo avrei risolto con la pratica.

FASE 4: L'utilizzo venatorio.

E venne il giorno in cui potei finalmente andare a caccia.

Ero emozionato come un bambino, lo ammetto.

Ci recammo "alla foce", un bel posto in cui tutt'ora vado spesso, proprio sopra l'antico borgo di Celle di Puccini, dove Giacomo Puccini trascorreva le vacanze estive e dove ha composto la Madama Butterfly.

Sicuramente anche lui sarà stato a caccia in quei boschi.

Ci sistemammo dietro un cespuglio, in direzione di un albero secco vicino al quale Beppe aveva sistemato alcuni richiami.

Ero titubante. Imbracciavo la doppietta con le cartucce in camera ma con in cani abbassati. Dopo un pochino di tempo un bel merlotto si posò su un ramo dell'albero. Era lì, fermo. Il tiro ideale. Con lo sguardo cercai Beppe. Non c'eravamo messi d'accordo su chi dovesse sparare! Facemmo rumore e il merlo ci fece fessi schizzando via.

Beppe mi chiese perché non avessi tirato, io risposi che pensavo tirasse lui e lui nel malo modo che lo contraddistingue, in quanto uomo rude ma sincero, mi rimproverò che dovevo tirare io perché dovevo far pratica, e di spegnere quel toscanello perché puzzava troppo!

Quel giorno non sparammo mai, non passò nient'atro.

Ma io ormai ero un cacciatore e la mia doppietta a cani esterni era la mia compagna. Quel merlo prima o poi lo avrei beccato.


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