Benelli 121 SL 80

Semiautomatico Benelli 121 SL 80

“Il coraggio di migliorare un'arma leggendaria”

 

Recensione di IKE con la preziosa collaborazione di Benelli121 per la parte storica.

 

Arma fotografata dalla mia collezione privata. 

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PREMESSA:

 

Lungo rinculo, recupero di gas, inerziali....... ma come si fa capire quale sia il miglior sistema di ripetizione semiautomatica in un'arma ad anima liscia?

L'unico modo che sono riuscito ad elucubrare per riuscire a capirlo è quello di provarli, in modo da poter giudicare pregi e difetti.

Per questo, dato che in rastrelliera c'erano i Franchi, i Breda e i Browning a "mollone", i Beretta e i Browning a recupero di gas, ma la zona destinata ai fucili inerziali era tristemente buia e vuota, da qualche tempo ero alla ricerca di un fucile con questo funzionamento.

Le informazioni acquisite mi avevano convinto a cercare un Benelli 121 prima serie, anteriore al 1978, primo perché mi piacciono le armi datate, secondo perché ritenevo la serie successiva solo un restyling.

In quei giorni ero intento a trovare una Colt 1911, per questo giravo le armerie della mia zona scrutando le bacheche delle armi ex ordinanza. Ma come è noto i collezionisti sono dei gran chiacchieroni, così parlando con Pierangelo affrontammo casualmente l'argomento inerziali. Fu allora che mi mostrò il suo. Non era un fucile in vendita, era proprio il suo. Lo imbracciai, ne valutai il peso ed il bilanciamento, la piegatura, la maneggevolezza. Si trattava di un Benelli 121 SL 80, canna Saint-Etienne 70 2 stelle (o 3, non potrei giurare sulla strozzatura perché non era il particolare che più mi interessava).

Pierangelo tesseva le lodi del Benellino, riducendo le innovative canne "crio" a orpelli poco più che inutili.

Effettivamente quella canna aveva colpito il mio interesse.

Effettivamente, se come sosteneva lui la serie SL 80 aveva migliorato la precedente serie 121, non vi era motivo di cercare una prima serie. Un commerciante ha a disposizione decine e decine di armi. Perchè usare proprio quella se non avesse la certezza della sua efficacia?

Giara che ti rigira ero ormai compromesso: mi serviva un 121 SL 80, con canna Saint-Etienne, lo annotai sulla lista delle armi da trovare.

Consultando le pagine del forum Migratoria.it, vidi l'annuncio di un utente che metteva in vendita nel mercatino proprio un 121 SL 80, con canna delle "canonnerie manufrance".

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 Constatai che abitava, casualmente, a 20 km da me, fatto abbastanza strano dato che il forum del sito Migratoria.it ha utenti di tutta Italia ed addirittura annovera presenze dall'estero.

Chiesi, con discrezione ed in privato, informazioni che puntualmente mi vennero fornite. Non si trattava di informazioni tecniche, in effetti ebbi da subito l'impressione che Fabrizio fosse una brava persona. Non millantava le mirabolanti imprese compiute con l'arma, ma si limitava a riferirmi le caratteristiche dell'arma. Prendemmo un appuntamento per il sabato successivo, ci stringemmo la mano ed arrivati alla sua abitazione mi mostrò il Benellino dopo alcuni convenevoli canonici tra cacciatori. Perché è immediato instaurare un'atmosfera conviviale tra le persone che esercitano l'attività venatoria. Non so se esiste un motivo ben preciso, ma viene meno la differenza di età, l'estrazione sociale, la provenienza geografica, insomma, questo argomento spiana molte differenze che in altri ambiti hanno un peso molto importante.

Osservai il 121, chiesi se potevo smontarlo e mi venne prontamente acconsentito.

Solo che il soggiorno di Fabrizio aveva un bel tavolo in castagno massello rifinito con un bel centro di un colore tendente al rosso pompeiano.

Dovetti sudare non poco per svincolare il blocco della canna senza potermi appoggiare, ma lui venne in mio aiuto.

Internamente la canna era perfetta, lucida come uno specchio. La meccanica sembrava buona, solo esternamente era stato trattato proprio male.

La calciatura presentava vari bozzi, botte e rigature, alcune, in particolare una, veramente profonda. L'astina non era molto migliore. La cassa era in lega di alluminio, con finitura anodizzata nera satinata, solo che l'anodizzazione era scomparsa nei punti di maggior attrito con le mani e con i foderi. C'erano anche abbondanti rigature, anche se non profonde. La brunitura della canna era logora in molti punti, non sciupata, proprio consunta dall'uso.

Fabrizio mi spiegò di averlo acquistato così, di non averci fatto nulla e che gli dispiaceva disfarsene. Ma aveva acquistato un Breda nuovo con le caratteristiche per la caccia da lui praticata e che aveva intenzione di rientrare parzialmente dell'investimento appena fatto.

Arrivammo al corrispettivo, parlò praticamente solo lui, confidandomi di sperare di realizzare una cifra ben diversa da quella richiesta sull'annuncio pubblico. Ma non si trattava di una cifra al rialzo, bensì di uno sconto abbastanza consistente, dato il prezzo di partenza.

L'arma, se pur esteticamente malridotta era meccanicamente valida, il prezzo era molto buono, il proprietario era "a pelle" una persona dalla quale non ti puoi aspettare una fregatura e pertanto compilammo immediatamente le carte per il passaggio di proprietà.

La conversazione era talmente gradevole, suppongo non solo per me, che salutata la moglie e una coppia di amici ci intrattenemmo intorno alla mia auto ancora per diverso tempo scambiandoci opinioni su munizioni, armi e spettegolando come "vecchie zitelle" su conoscenze comuni.

Fabrizio è una persona della quale mi pregio di aver fatto conoscenza, e spero che ci saranno altre occasioni per poterci incontrare, magari in tenuta "da bosco" durante una battuta, lui con il suo nuovo Breda (notevole peraltro) ed io con il "suo" vecchio Benelli.

STORIA:

E’ nel 1911 che la famiglia Benelli fonda a Pesaro l’industria Fratelli Benelli S.p.a., pioniera nel ramo della motoristica: Produce motociclette, ciclomotori e motocarri. Nel 1923 fonda il reparto corse, partecipando a gare motociclistiche ed ottenendo da subito molte vittorie grazie alla qualità eccelsa delle moto da competizione e all’abile guida di piloti come Tonino Benelli. La passione per la meccanica fine della famiglia Benelli non si limita al settore motoristico.

Già nel 1920 l’ing. Giovanni Benelli si costruisce pezzo per pezzo una bella doppietta a cani esterni, mentre nel 1941 realizza un semiautomatico calibro 12 con castello in speciale lega leggera e con meccanica coperta da quattro brevetti.

Doppietta e semiautomatico non saranno prodotti perché l’azienda motociclistica assorbe tutte le risorse e le iniziative della famiglia Benelli.

L’idea di fabbricare armi però rimane nell’aria e si realizza a metà anni ‘60, quando l’inventore bolognese Bruno Civolani sottopone ai Benelli il progetto di un semiautomatico a canna liscia calibro 12 dal meccanismo di nuova concezione.

La nascita del sistema inerziale:

I fratelli Benelli ebbero il merito e l'intuito di credere in un progetto che però non ebbe subito una realizzazione industriale (il brevetto del sistema inerziale è relativo al 1966).

Quando arrivò sul mercato, apparve subito chiaro che era nata un'era. L'idea di sfruttare l'energia del rinculo era semplice e geniale e come spesso accade, le più fortunate (e durature) invenzioni, sono proprio quelle che prendono spunto dai concetti più semplici.

In questo caso una massa (otturatore) che per inerzia mantiene la sua posizione quando il fucile rincula per effetto dello sparo. Questo consente di mantenere l'otturatore in chiusura e ne acconsente l'apertura solo quando le pressioni in canna hanno raggiunto valori di sicurezza.

Nell'otturatore è presente una robusta molla, appositamente tarata per il compito che deve svolgere, che assolve tutte le funzioni del fucile. E' veramente interessante osservare come la molla, situata all'interno dell'otturatore, vero cuore del sistema inerziale, sia in grado di permettere l'intero ciclo di funzionamento: l'energia del rinculo dapprima immagazzinata dalla molla e poi riutilizzata per completare i vari cinematismi (estrazione ed espulsione dei bossoli spenti, armamento del cane, introduzione di una nuova cartuccia e chiusura dell'otturatore, coadiuvata anche all'azione della molla cinetica situata nella pala del calcio).

Questo nuovo sistema abbinava i vantaggi del possedere un fucile con la canna fissa (a discapito delle canne basculanti), unitamente ad una rapidità di fuoco superiore alle armi presenti sul mercato dell'epoca. Il famoso slogan: 6 colpi in meno di un secondo era una realtà e non soltanto un richiamo commerciale. La canna fissa (rispetto alla basculante) è sicuramente un vantaggio per l'acquisizione del bersaglio e il ritorno in mira dei colpi successivi al primo.

Il sistema inerziale offre anche un vantaggio non trascurabile: Il processo di sparo non prevede presenza di gas residui della combustione all'interno degli organi meccanici. Oltre a sporcarsi meno, questo sistema allungava la vita dell'arma, grazie al minor attacco erosivo dei gas. Se a queste caratteristiche uniamo l'estrema semplicità nello smontaggio ordinario, un ridotto numero di pezzi e una linea piacevolmente filante e innovativa, non è difficile comprendere il perché di un successo che dura, immutato, da oltre quarant'anni.

Bruno Civolani (l'inventore del sistema inerziale Benelli), purtroppo recentemente scomparso, fece numerosissime prove per costruire e tarare adeguatamente la molla, non scoraggiandosi di fronte ai primi, inevitabili insuccessi. Il primo prototipo Benelli, non d'ideazione Civolani, presentava il serbatoio delle cartucce situato nel calcio (un richiamo al funzionamento Cosmi), salvo poi essere spostato nella sua posizione definitiva, che è quella attuale. Naturalmente qualche problema di gioventù ce l'aveva pure il Benelli; l'energia sprigionata dalle cartucce doveva essere almeno sufficiente a garantire la compressione della potente molla dell'otturatore, altrimenti il fucile non possedeva l'energia necessaria ad espellere e camerare una nuova cartuccia.

Tuttavia questi piccoli problemi furono rapidamente risolti e i fucili Benelli sono universalmente conosciuti e apprezzati per la capacità di sparare una gamma impressionante di cartucce commerciali: dalle 24 alle 56 grammi (nei modelli magnum) e sino a 64 grammi (nei modelli super magnum).Il primo modello non consentiva di estrarre le cartucce dal serbatoio agendo manualmente sull'otturatore (scarrellando); questa situazione presenta il vantaggio di avere a che fare con un fucile scarico una volta rimossa la cartuccia dalla camera di scoppio, anche se sono presenti le cartucce nel serbatoio.

Non solo, anche la sostituzione della cartuccia dalla camera con un'altra differente risulta più rapida rispetto all'azionamento di un cut-off.

Il primo Semiautomatico Benelli: nasce il modello 121.

Nel 1969 nasce il primo semiauto, denominato 121, avente castello con finitura a buccia d'arancia.

E' disponibile in calibro 12 nelle versioni Normale a 5 colpi e Normale a 4 colpi, oltre al Superleggero, con le medesime varianti di capacità del serbatoio.

Un altro punto fermo nella memoria dei cacciatori e dei collezionisti sono le canne che li equipaggiarono. Il fornitore era la Manufrance di St. Etienne (sede del famoso Banco di Prova Francese) e le canne erano ottenute tramite un processo di martellatura a caldo su un mandrino interno. Fornite con o senza bindella ventilata, possedevano la camera di scoppio di 70 mm. Il peso del primo modello, dovuto alla carcassa e alla bindella in acciaio, si aggirava intorno ai 3.500 g. per la versione a 5 colpi, e a 2.900 g. per la versione a 4 colpi con carcassa in allumino e senza bindella.

Successivamente escono sul mercato i modelli SL 121 con carcassa in alluminio satinato, SL 122 con carcassa in alluminio anodizzata bianca o bronzo, SL 123 con carcassa in alluminio fotoincisa e la versione Extra Lusso, con carcassa in alluminio o acciaio finemente incisa.

Per molti esperti e critici, il 121 rimane il più bel semiauto mai costruito. la Benelli, nonostante l'immediato successo del suo primo fucile, non dorme sugli allori, e già nel 1973 lancia sul mercato un fucile camerato in calibro minore (cal. 20) che prende il nome di 201.

Nel 1979 viene prodotto il primo semiauto destinato ad usi militari, sebbene sia stato utilizzato per alcune forme di caccia: il modello 121 ML.

Ma è nel 1978 che Benelli rivoluziona e lancia una nuova serie di semiauto; la serie SL 80. Di essa fanno parte la serie 121, 123, lo Special 80 e l'Extra Lusso. Ognuno di essi fu prodotto in tre versioni: caccia, tiro e slug.

Le versioni caccia avevano canna da 70 cm. con strozzature da 1, 2, e 3 stelle e canna da 65 cm con strozzature di 2, 3, e 4 stelle. Il peso è di circa 3.100 g. con castello in ergal.

La versione trap monta canna da 70 cm stozzatura 2 stelle bindella ventilata da 10 mm, impugnatura a pistola, calcio Montecarlo con calciolo a doppia ventilazione e astina a coda di castoro peso di circa 3.450 g.

La versione slug monta canna cilindrica da 55 cm senza bindella e con mirino a lama, calciolo in gomma ventilata astina a coda di castoro e peso di ca. 3.250 g. Le varie versioni si differenziano tra loro per qualità dei legni, le finiture e le incisioni del castello. Ad esempio, il castello del modello 121 cessò di essere prodotto con la finitura a buccia d'arancia, tipica della serie precedente, per assumere una nuova e più moderna finitura. Il 123 è fotoinciso con più accuratezza rispetto alla serie precedente, lo Special 80 possiede castello bianco trattato con nikel, per un'eccezionale resistenza alle abrasioni; il risultato finale è particolarmente gradevole dal punto di vista estetico, risultato confermato dall'apprezzamento anche dei consumatori più esigenti.

Benelli approfittò del lancio della nuova serie per migliorare il funzionamento inerziale, oltre ad introdurre un nuovo grilletto - sistema di scatto. Il nuovo meccanismo consentiva un ciclo di sparo molto più rapido, tanto da superare le potenzialità umane (3 colpi in 10 centesimi di secondo).

La serie SL 80 introdusse anche le canne prodotte in Italia, (inizialmente fornite dalla Franchi e successivamente prodotte dalla stessa Benelli) ottenute per rotomartellatura, costruite con acciaio di ottima qualità.

Nel 1983, nell'anno di acquisizione dell'Azienda da parte di Beretta Holding e Breda Meccanica Bresciana, Benelli lancia e promuove un nuovo modello: il Montefeltro che si distingue sostanzialmente per l'innovativo otturatore a testina rotante.

Qui il depliant della Benelli del 1980: apri

DIFETTI RISCONTRATI NELLA PRIMA SERIE 121:

1) Il primo percussore era più lungo dell'attuale e brunito;  era fragile e soggetto a rotture, quello successivo non brunito uscito a metà anni '70 e non si segnalano problemi legati a rotture.

2) La levetta fermacartucce è un pezzo meccanicamente piuttosto sollecitato ad ogni colpo in quest'arma.

E' soprattutto un pezzo malamente indebolito dal rivetto centrale che ferma il pulsante di sblocco dell'otturatore; sono segnalate rotture dopo un elevato numero di colpi.

3) La molla del cane dei primissimi modelli 121-123 era piuttosto debole e non forniva una percussione decisa, si trovavano pertanto molle modificate maggiorate che risolvevano definitivamente il problema.

4) I primi modelli dopo un lunghissimo uso (35000/40000 colpi) soprattutto senza una regolare e frequente pulizia, subiva un allargamento del ponte di sicurezza dello scatto che a volte causavano la partenza di 2 colpi in successione.

Era sufficiente la sostituzione di una parte dello scatto oppure anche solo un intervento di pochi minuti nel punto giusto per eliminare il problema definitivamente.

Da specificare che la successiva serie SL 80 è praticamente quasi esente da questi inconvenienti, dei quali si può temere solo la rottura del fermacartucce dopo molte migliaia di colpi.

Particolarità della canna Saint-Etienne con strozzatura 1 stella:

Le canne St.Etienne di cm. 70/* avevano un restringimento molto accentuato, alcune fino a 12/10 ed il cono era disegnato con uno speciale profilo corto ed a doppia pendenza. Alcuni esperti del passato, hanno sostenuto perentoriamente che queste canne erano studiate per sparare soprattutto cariche pesanti di grossi pallini, per intenderci sotto al n. 3-4.

Un sentito ringraziamento al Signor G.G. che ci ha fornito un depliant del 1980: Clicca qui.

IL RESTAURO:

Come detto l'arma era solo esteticamente piuttosto rovinata.

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La meccanica era in ordine e peraltro ben pulita. Fabrizio aveva affermato di averlo avuto già in quelle condizioni, di certo però ne teneva la meccanica pulita a fondo. Infatti nello smontaggio non trovai evidenti segni di residui di sparo, ma superfici e meccanismi lucidi e ben oliati. Uno stato del genere lasciava presagire che Fabrizio non avesse eseguito un'accurata pulizia ai fini della vendita, operazione che avrebbe comunque lasciato tracce, ma che la pulizia fosse stata sistematica ogni volta che era stato usato usato.

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Solo la molla nel calcio era piuttosto sporca, ma la cosa non mi turbò più di tanto, visto che lo smontaggio non rientra nella normale manutenzione dell'arma.

Notai anche che, essendo la seconda versione, ovvero il 121 SL 80 del 1983 (AL) con il tubo contenente la molla "dell'inerzia" completamente chiusa, non era stato eseguito il forellino di sfiato "canonico" che ogni armaiolo esegue come modifica. Naturalmente eseguì il foro immediatamente.

Essendo la canna la sola cosa in acciaio non vi era ruggine superficiale, smontai comunque pezzo per pezzo e misi a bagno nel petrolio bianco per poi successivamente controllare ogni dettaglio: non utilizzo un'arma della quale non ho la certezza che la meccanica sia  in perfetto ordine.

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La pala del calcio era ridotta ai minimi termini.

Dopo un'accurata sverniciatura con apposito prodotto, mi prodigai nel cercare di far risalire i bozzi con il calore, ma riuscendovi solo parzialmente. Per quelli più profondi avrei dovuto stuccare e spianare. Come sempre, stucco composto da segatura e colla vinilica, per non rischiare di utilizzare una tonalità di colore dello stucco inadeguata.

Noi "artigiani" autodidatti soffriamo spesso della sindrome dell'artista. Pertanto viviamo di periodi di influenza artistica. Credo di attraversare il mio periodo "delle calciature di tonalità chiara". Non mi soddisfano più le calciature dalla tonalità scura o comunque non naturale. Penso che in questo periodo utilizzerei impregnanti medi o scuri solo su legni anonimi senza venature o per riprendere una situazione disastrosamente brutta che necessitasse di essere coperta adeguatamente.

Ma quel noce era bello. C'erano delle venature longitudinali sulla parte sinistra della pala e della aureole sulla parte destra.

La finitura avvenne dopo un'accurata lucidatura con lana d'acciaio fine con l'utilizzo di un mix di cere disciolte in un mix di solventi e un additivo naturale tendente ad una via di mezzo tra il miele ed il caffè.

Alcune mani date e tampone, inceratura abbondante fatta riposare alcune ore e lucidatura con panno asciutto. L'effetto finale mi soddisfaceva a pieno.

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A questo punto, meccanica in ordine, legni rifatti e canna da non toccare assolutamente (ribrunire una Saint-Etienne è un'operazione rischiosa e in questo caso, non essendo un fucile destinato alla vetrina ma all'uso, anche sostanzialmente inutile), il problema rimaneva l'usura del castello. Era effettivamente deanodizzato in molti punti.

Mandarlo alla Benelli per il bagno in acido ed il successivo trattamento di anodizzazione, oltre al costo non proprio popolare, da informazioni assunte, poteva succedere che una volta spedito il pezzo se ne perdessero le tracce per mesi e mesi.

Decisi di rimontarlo così in attesa di inventare qualcosa per trattare quella parte in Ergal.

Attualmente sto trattando con una ditta che esegue il trattamento di questi metalli, aggiornerò la scheda non appena eseguita l'operazione con una documentazione fotografica rappresentante il "prima" ed il "dopo".

Provato ad imbracciare mi resi conto che l'arma per me era corta. E che quel mirino non si vedeva. Poteva essere un elemento inutile per il tiro a volo, ma in un tiro mirato era invisibile. Lo sostituì con uno in fibra ottica, felice che fosse del tipo a vite e non a pressione, altrimenti avrei dovuto lasciare l'originale. Per ovviare al problema della lunghezza acquistai e sagomai un calciolo in gomma da 2,5 cm.

Provato alla placca con somma soddisfazione mi resi conto che la piegatura era buona e pertanto non avrei dovuto lavorare sugli incastri.

Provai cartucce commerciali dai 28 ai 38 grammi, non riscontrando grosse differenze di rinculo. I tre colpi in sequenza vanno via senza grossi spostamenti, anche se, onestamente, un minimo di spostamento c'è, chi sostiene che l'arma non si muove o è disonesto o ha una stazza fisica da orso bruno.

Le rosate sono sempre ben distribuite, non particolarmente strette ne particolarmente disperse.

Aggiornerò la scheda una volta provato su un selvatico.

Concludendo, l'eterna rivalità tra i Berettisti e i Benellisti ha effettivamente ragione di essere. Sono armi concepite da eclettici personaggi ai quali purtroppo, il tempo non ha reso l'onore che meritano. Il solo nominarli nelle mie pagine è il minimo che io possa fare per questi miei illustri connazionali. Ma entrambe le concezioni costruttive sono valide e presentano punti deboli talmente trascurabili da renderli nulli. Non mi sento di schierarmi a favore di una fazione piuttosto che per l'altra, anche perché essendo due armi italiane un pizzico d'orgoglio nazionalista tende a farmi tenere i piedi in due staffe.

Di certo, alla luce della mia recente conoscenza diretta del sistema inerziale, con un'arma come il 121 puoi fare ogni tipo di caccia, ha le peculiarità per poter essere anche l'unica arma in rastrelliera. Comprendo a pieno chi sostiene che il benellino è un'arma dalle straordinarie caratteristiche.

Un doveroso ringraziamento a Mr. Benelli121 per il prezioso aiuto offerto nel redigere questa scheda.


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