Doppietta Armitalia

Doppietta Armitalia calibro 24

“Non doveva andare così, ma così è la vita”

 

Recensione di IKE.

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Arma fotografata dalla mia collezione privata.

PREMESSA:

Periodicamente faccio il giro dei vecchi armaioli. Ormai è un appuntamento fisso. C'è chi va al bar a farsi una partita a scopa, chi non rinuncia all'aperitivo e chi va a messa la domenica, io ogni settimana faccio il giro degli armaioli, perché se arriva qualche pezzo di ricambio che mi manca, magari smontato da qualche vecchia arma dismessa, devo essere il primo a saperlo. Andare a comperare quelle cose (molle, calcioli, viti ecc) nelle armerie più significare pagarle 10 volte tanto.

Ma c'è anche un altro motivo: l'armaiolo è un pochino come il barbiere, non ci si va solo per bisogno, ma anche per parlare. Così ci si trova in una cerchia di persone, normalmente in avanti con l'età, che racconta storie di caccia, di armi e di ricarica.

Perché questo è un mondo strano, ho letto su un noto forum che: ".......il consiglio di un anziano cacciatore, è una SAGGEZZA…e non.. -"roba d’ altri tempi"". Questo rende bene l'idea.

Fu così, che un paio di anni fa, conobbi il sig. Alberto. Omone dalla stazza considerevole, piuttosto timido, di quelli che parla a voce bassa, per paura di disturbare o essere troppo invasivo. Ma che conclude ogni frase con una risata. Spassoso, di quelli da adottare subito come nonno.

Il Sig. Alberto non era dall'armaiolo per farsi aggiustare un'arma, ma per farsi fare un lavoretto di carpenteria, ovvero saldare una falce, spezzatasi per l'usura e le troppe affilature.

Quel giorno l'armaiolo aveva da fare delle bruniture, e quando si brunisce si deve badare a quello senza poter fare altre cose, pertanto, venni esortato a dare una mano e saldai la falce a quel corpulento pensionato.

Ci mettemmo a parlare, finendo guarda caso, per soffermarci a parlare di caccia. Lui era un ex cacciatore, aveva smesso da tanti anni, da quando avevano chiuso la caccia al fringuello. Mi disse di avere una bella vigna, dove un tempo faceva un appostamento temporaneo e a fine giornata otteneva buoni carnieri. Ci scambiammo i numeri di telefono, mi ripromisi di chiamarlo per andare a vedere il posto e ci salutammo.

Persi quel foglietto, pertanto non potei chiamarlo. Ma qualche giorno dopo fu lui a chiamarmi, così lo andai a trovare. Effettivamente il posto era bello, il costone della collina era orientato perfettamente, un posticino ideale.

Parlammo un po', scoprì che anche lui aveva avuto un monocanna in calibro 24 costruito dal Nannini come il mio, che aveva regalato a fine attività. Mi disse di aver sempre avuto un debole per quel calibro e per il calibro 16. Di essersi fatto fare dalla Beretta nel dopoguerra una doppietta in calibro 24 con la quale aveva cacciato quasi ogni mattina per decenni.

A quei tempi per arrotondare i contadini vendevano la selvaggina anche alle trattorie ed ai ristoranti, per molti contadini era l'unico modo per vedere qualche spicciolo.

Aveva conservato qualcosa che mi volle mostrare, in in una scatola di legno aveva un vecchio orlatore manuale per il calibro 24 e qualche bossolo in cartone. Me li volle donare, io ne fui ovviamente molto lieto.

Diventammo amici, tanto che quando le sue falci, o la sua macchina per dare il rame avevano problemi, veniva direttamente da me.

Aperta la stagione venatoria non mancai di andare a provare qual posto, con buoni risultati e naturalmente in compagnia del Sig. Alberto.

Mi piaceva quel posto, ormai lo conoscevo bene, sapevo dove un tempo era stato una albero di fico, che il Sig. Alberto aveva fatto seccare a forza di fucilate quando si fermavano i branchetti di sasselli, ma più che altro mi faceva piacere la sua compagnia.

I racconti di quel vecchio contadino mi ipnotizzavano, aveva perso due dita del piede destro per congelamento durante la ritirata in Russia. Difatti il Sig. Alberto, classe 1924, zoppicava. La fame, il freddo, la paura e l'umiliazione, la confusione che attanagliava la mente di un giovane spedito a combattere una guerra per motivi che non conosceva, il dolore, la convivenza con la sporcizia, la mancanza di medicinali e di acqua.

Un'idea cominciò a prendere forma. Mi serviva una doppietta in calibro 24.

Contattai la Beretta, ma non facevano quel calibro.

Mi misi in cerca di altre case produttrici, ma i prodotti erano troppo scadenti per investirci qualcosa, oppure servivano migliaia di euro.

Sfortunatamente avevo solo monocanna in quel calibro, per l'esattezza tre.

Trovare un usato era come andar di notte a fari spenti. Penso di aver girato tutte le armerie della mia regione e qualcuna anche fuori regione, ma ho trovato solo oggetti di gran lusso o pezzi troppo vecchi e malridotti per essere utilizzati in sicurezza e con le polveri attuali.

Purtroppo, e non me ne vogliate per questa mia affermazione, non è dettata da cattiveria, anzi, ma i vecchi non fai in tempo a conoscerli e imparare a volerli bene, che muoiono, così, lasciandoti il rimpianto di non averli conosciuti prima. E allora pensi; pensi a quante cose avresti potuto imparare, sapere, vedere. Penso all'albicocco che ho nel frutteto, me lo ha dato lui. E mi ha insegnato a potarlo. Come un nonno (che non ho) fa con un nipote. Pensi ai racconti della Russia. Pensi che avevi trovato un amico che ti poteva dare tanto, in quanto portatore di un bagaglio di conoscenza della vita che adesso ti dovrai fare da solo. Non si fa così, non va bene, la vecchiaia è ingiusta, e non con i vecchi, loro hanno vissuto, ma con i giovani, che si dovranno fare le ossa da soli.

Al funerale mi presentarono la figlia. Mi volle conoscere, mi disse che parlava spesso di me. Rimasi sorpreso, ma mi fece un gran piacere. Gli dissi che insieme ci eravamo molto divertiti, ci abbracciammo.

Mi disse che avrei potuto continuare ad andare a caccia alla vigna, se avessi voluto. Ringraziai, pensando che fosse stato il sig. Alberto a dirlo alla figlia, a lasciarle quella consegna, che non potava certo sapere di questa mia frequentazione.

Girando in rete mi capitò di vedere un sito web di un'armeria di Prato. Aveva due doppiette in vendita in calibro 24. Telefonai, erano disponibili e decisi di andare a vederle.

Mi recai quindi all'armeria Frasconi, dove il sig. Frasconi si ricordò della mia chiamata. E' un signore molto simpatico, gioviale e burlone. Difatti subito dopo la prima battuta ha premesso che se dovesse stare tutto il giorno in negozio serio serio, finirebbe in manicomio.

Ma è anche un preciso. Ho notato che ogni arma che mi ha mostrato, prima di rimetterla in rastrelliera l'ha passata con un panno per evitare che il contatto con le mie mani provocasse inizi di ossidazione. E a cose fatte mi ha anche offerto un caffè. Piccoli gesti che dicono molto delle persone.

Come detto aveva due doppiette: una Granini e un'Armitalia. Le ho valutate, le ho osservate. Ma per una volta non ho ragionato con la mia testa. Ho optato per quella che secondo me sarebbe piaciuta al Sig. Alberto, scegliendo l'Armitalia.

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Ho deciso di non restaurarla, primo perché è ben messa, secondo perché un'arma nuova non sarebbe stata adatta al mio amico.

L'ho solo smontata e pulita, anche per assicurarmi che non avesse difetti occulti.

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E' un bigrillo, con scatti abbastanza morbidi ed estrattore manuale.

Dovrebbe essere stata prodotta nel 1976 (AB).

Non è incisa, direi una fresatura molto gradevole, e lavorazioni di rotomartellatura sui piani.

Ha le camere di 70, anche se i bossoli in 24 sono praticamente tutti da 65, ma non escludo quindi di poterci caricare delle babymagnum o comunque munizionamento "sostenuto".

Ha le controviti sulle batterie, non era un'arma economica.

Le canne sono di 70 cm, riportano la dicitura DIANA SPORT DI LOTTI PISTOIA (?) e pesano 1,400 Kg.

Le strozzature non sono indicate, ma misurandole dalla foratura di 14,8 iniziale risultano 14,3 la prima canna (***) e 14,6 la seconda (****).

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E' un bell'oggetto, al Sig. Alberto sarebbe piaciuto, e a me sarebbe piaciuto fargli sparare qualche colpo, non me ne vogliano i tutori della Legge, se mai leggessero queste pagine.

La porterò con me nel vigneto, sicuro che ad ogni colpo il rimpianto tornerà a farmi visita.

Grazie per aver letto queste pagine.

                                                                                                                                                    Ike.


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