Winchester 1873

 

Ho aperto la scatola ed era li, avvolto in una sottile pellicola trasparente, umido e lucente di olio. L'ho preso in mano delicatamente, come se avessi alzato un bimbo dalla culla, l'ho rigirato tra la mani un attimo e la stanza attorno è sparita, ma nel fondo si poteva vedere la Monument Valley, si, proprio quella di John Ford, immortalata in innumerevoli western, da “Ombre Rosse” a “Sentieri selvaggi” e tanti tanti altri. Poi il sole, l'odore della polvere, il muggito lontano di una mandria di longhorns, la puzza di sudore che si accompagna al lieve scalpiccio degli zoccoli del cavallo. Lui è li, non è più nelle mie mani, ma nella fondina appesa alla sella.

Poi tutto sparisce e non torna la stanza, no. C'è un bambino che gioca, in mano un' asse di legno appena sbozzata in forma di fucile alla meno peggio, usando l'ascia del padre, che quando verrà a saperlo gli scalderà il sedere dei pantaloni con le sue grosse mani da camionista. Ma non fa niente, ha persino rubato un appendiabiti alla madre, di quelli da lavanderia fatti con il filo di ferro ritorto. I fucili, quel fucile, non possono non avere il grilletto e il ponticello a leva (anche se lui non sa nemmeno che si chiamano così). E le canne? Quelle le ha disegnate sul legno con il pennarello, troppo complicato per la sua esperienza tentare di rifarle con due manici di scopa. Ma poi chi lo racconta alla nonna che devi segare il manico della scopa perchè le canne del fucile devono essere tonde? Quella già ce l'ha con lui in quanto l'asse era destinata a contenere i pulcini nel pollaio mica per costruire un fucile, poi ha riempito la cantina di trucioli di legno sbozzandola. No, non può andare oltre. O forse si? Mentre imita il gesto visto tante volte nei film alla televisione la voglia di tagliare la scopa è tanta.....

Allora cosa dice, va bene così”

Ah....eh....si si, direi che è.....perfetto!”

Tento di darmi un contegno, la stanza, anzi il salone è tornato al suo posto. Diamine! Sono pur sempre un uomo di 44 anni, ho superato da un pezzo i 100 chili e ho un posto nella società, sono un imprenditore, uno di quelli seri, mica posso farmi vedere che mi tremano le mani! Quindi ricaccio in fondo alla suola delle scarpe la voglia di mettermi ad urlare come un cheyenne e rimetto l'oggetto dei miei sogni nella sua scatola, mentre all'orizzonte, lontano sul crinale delle alture compare minacciosa una fila di indiani a cavallo. “Maledetti” penso,”Stasera, a casa mia ve la vedrete con me” Lancio un ultimo sguardo attraverso il tempo e lo spazio al bambino che gioca e so per certo che stasera, quando gli indiani attaccheranno il mio divano lui sarà al mio fianco e chissà, io potrei usare l'asse sbozzata e lui il mio Winchester nuovo fiammante.

Icona del west, al pari del revolver Colt, il fucile a leva Winchester ha segnato un'era nella seconda metà dell'ottocento americano e nella mente di tanti ragazzi degli anni '50, '60 e '70 del ventesimo secolo che si sono abbeverati ai film di John Ford, di Sergio Leone, di Henry Hathaway, e tanti altri, attori e registi protagonisti dell'epoca d'oro del film western. Per la verità in quasi tutti i film la Colt era solo ed esclusivamente la SA 1873 ed il Winchester era solo ed esclusivamente la carabina 1892 (celebre quella di John Wayne con l'anello della leva allargato). Storicamente una scelta non corretta ma che ha scolpito un'immagine indelebile nella mente di noi ragazzi cristallizzando un'icona difficile poi da cancellare. In realtà, per quanto riguarda i fucili, nei quaranta anni che vanno da quello che è considerato il capostipite dei fucili a leva, l' Henry 1860 arrivando alle soglie del novecento con il modello 1895, molti modelli di Winchester (ma anche di Marlin che però non interessa questa trattazione) si susseguirono, seguendo l'evoluzione tecnica delle cartucce e quindi dei fucili stessi. Non è qui mia intenzione ripercorrere passo per passo questa evoluzione, ci sono fior di libri che trattano l'argomento con dovizia di particolari, foto e documenti. Basti sapere che nel 1857 un industriale tessile, tale Oliver F. Winchester decise di diversificare la sua produzione entrando nel campo delle armi. Rilevò i brevetti della Volcanic appena fallita, che riguardavano un sistema di alimentazione a leva per fucile e fondò la New Haven Arms Co. Il brevetto fu adattato dall'ing Benjamin Tyler Henry per le nuove cartucce a percussione anulare e nel 1860 nacque il fucile Henry, il primo di tutti.b_650_250_16777215_00_images_recensioni_Winchester_henry-rifle.jpg

Henry rifle cal .44 rimfire

L' Henry non ebbe successo con i militari che erano ancora ancorati alla concezione di fucile monocolpo di grande potenza e ritenevano la .44 rimfire della carabina troppo poco potente. Però ebbe grande successo in campo civile, dove invece la capacità di 13-17 colpi contenuti nel serbatoio sotto la canna (secondo la lunghezza) e la velocità della ripetizione vennero apprezzati dai pionieri e dai coloni che si addentravano nelle selvagge lande dell'ovest americano. Winchester riorganizzò l'azienda e con la nuova denominazione di Winchester Repeating Arms Company nel 1866 immise sul mercato la versione rivista e migliorata del fucile con la denominazione di “Winchester mod 1866).

b_650_250_16777215_00_images_recensioni_Winchester_1866_yellow_boy-2.jpg Carabina Winchester mod. 1866 "Yellow Boy"

Il nuovo fucile era ancora in calibro .44 rimfire ma ora si poteva caricare tramite un comodo sportellino laterale (brevetto King) anziché dalla parte anteriore, con un caricatore tubolare separato dalla canna, laddove invece l' Henry era in un pezzo unico. La carcassa era una lega ferrosa contenente una certa quantità di ottone, da qui il soprannome che gli fu affibbiato di “Yellow Boy” (Ragazzo giallo). Il successo fu enorme e l'arma fu prodotta in una grande varietà di calibri, lunghezze di canna e allestimenti fino alle soglie del novecento. E' forse questo “the rifle that won the west” più che il successivo modello 1873. Nei primi anni '70 del diciottesimo secolo, lo sviluppo della cartuccia .44 WCF (Winchester Center Fire) o .44-40 permise alla Winchester di migliorare il proprio prodotto, ecco quindi che nel 1873 venne presentato il modello omonimo che sopperiva ad alcuni difetti del 1866 emersi durante l'utilizzo da parte dei clienti.

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Rifle Winchester mod. 1873

La carcassa era ora in acciaio con due piastre laterali che ne facilitavano lo smontaggio e la manutenzione. La finestra di espulsione dei bossoli esplosi era coperta contro l'entrata di polvere e sporcizia da uno sportellino comandato in apertura dall'otturatore. Ma la vera novità era proprio la munizione. La nuova .44-40 era a percussione centrale anziché anulare per cui il bossolo era più robusto potendo contenere 40 grani di polvere nera anziché i 26-28 della vecchia .44 rimfire a parità di peso di palla. Questo era un notevole vantaggio, sia in combattimento che a caccia e il successo fu tale che la Colt camerò per il nuovo calibro anche la sua SAA 1873 chiamandola “Frontier Six Shooter”. Anche questo fucile ebbe una notevole diffusione, anche se ancora non era ben visto dai militari, venendo prodotto fino al 1919 in una varietà veramente enorme di calibri e lunghezze di canna, con esemplari finemente incisi, con calcio a pistola o all'inglese, in versione carbine, rifle o musket, a canna tonda, ottagonale. Famosi furono gli “One of thousand”, fucili particolarmente curati che venivano donati a personalità o messi in palio per gare o ricorrenze particolari.

Canto del cigno dei Winchester “classici”, quelli cioè che utilizzavano la chiusura a ginocchiello, fu il modello 1876 “Centennial”, che finalmente sopperiva a quella che i militari avevano sempre considerato la pecca massima del sistema a leva, vale a dire la debolezza della munizione.

b_650_250_16777215_00_images_recensioni_Winchester_1876.jpg Rifle Winchester mod. 1876 "Centennial"

Massima espressione del sistema a ginocchiello che traeva origine dal brevetto di Walter Hunt del 1848 perfezionato nel 1849 da Lewis Jennings e sfociato nelle armi Volcanic, il modello 1876 era progettato per le più potenti munizioni disponibili all'epoca, a partire dalla .45-70 fino alla .50 Express passando per la .45-75 e .45-60. Ad un esame approssimativo poteva sembrare una copia ingrandita del modello 1873, in realtà sembra che derivasse direttamente dal mod 1866 seguendo, per così dire, una linea genealogica parallela. Era un fucile impegnativo, pesante, adatto alla caccia dei grandi mammiferi del continente nordamericano e non ebbe lo stesso successo dei modelli precedenti anche perchè non ne aveva la stessa polivalenza. In più probabilmente il sistema di chiusura cominciava ad apparire superato tanto è vero che nei modelli successivi, il 1886, il 1892 e il 1894 tale sistema venne completamente abbandonato in favore della nuova chiusura progettata dal genio di John M. Browning, ma questa, come si suol dire, è un'altra storia.

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Winchester mod. 1886

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Winchester mod. 1892

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Winchester mod. 1894

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Winchester mod. 1895

Sono sulla strada di casa, percorrendo le curve della strada che dalla Val Trompia porta giù verso Brescia. La consapevolezza di avere nel baule dell'auto un magnifico esemplare di Winchester 1873 in calibro .44-40, replica della ditta Uberti pesa come un macigno. A tratti la mia Peugeot 407 si trasforma nella diligenza di Ombre Rosse, ma per fortuna mia e degli altri utenti della strada, sono solo attimi.

Si, però io lo volevo con la canna tonda, come quello di John Wayne.

"Chi è, che vuoi?" Penso tra me e me.

Il vero Winchester è quello con la canna tonda, quello con le due fascette.

Ancora? No, il vero Winchester, quello classico ha la canna ottagonale da 24 pollici, senza fascette. La versione carbine è più adatta al modello 1866. Nei film imbrogliavano un pò e anche nei fumetti.

Si però Tex Willer....

"Ma chi sei, che vuoi?"

Come chi sono? Sono io, cioè sono te. Però ho quaranta anni meno.” E ride.

Ahhh......ecco. Mi sa che sto impazzendo, ma devo avere un'espressione un po' strana, perchè al semaforo un passante mi guarda un pò stupito.

Tex Willer ha sempre il Winchester con la canna tonda e anche John Wayne.

Uffa! Ti ho già spiegato che erano e sono dei falsi storici. Anche io ci ho messo qualche anno a digerire la faccenda, però è così. Tu non sapevi e non potevi sapere, io sono più maturo ed informato e ti dico che il classico Winchester del west è quello che ho comprato.

Ma a me non piace mica tanto e poi è pesante da maneggiare.

Perchè sei un bambino, io sono un uomo fatto e per me va benissimo. Poi se non ti piace puoi sempre usare la tua assicella sagomata.

Non sei simpatico quando fai così.

Nemmeno tu quando continui a lamentarti. Fai il bravo che stasera arrivano gli indiani e dobbiamo difenderci.

Allora me lo farai provare? Mi ci farai sparare?

Come no amico mio, tutte le volte che vorrai.


Il mio Winchester 1873, che in realtà è una replica prodotta dalla ditta Uberti di Gardone val Trompia, si presenta come il più classico dei classici. Il castello e la leva tartarugati, canna ottagonale da 24 pollici ed un quarto con serbatoio a tutta lunghezza. Calcio all'inglese senza zigrinature così come l'astina, calibro 44-40. Non ho voluto allestimenti particolari perchè ho preferito qualcosa che si poteva trovare all'epoca in una qualsiasi armeria del vecchio West, un rude ed onesto attrezzo da lavoro. Il sistema di funzionamento è il celeberrimo a ginocchiello, comandato da una leva che manovrata permette di compiere tre operazioni fondamentali. L'arretramento dell'otturatore, che trascina il bossolo spento tramite l'unghia dell'estrattore e lo espelle dalla finestra di espulsione, l'armamento del cane ed infine l'innalzamento dell'elevatore che porta una cartuccia nuova pronta per essere messa in canna. Riportando la leva in posizione di sparo l'otturatore ritorna in posizione avanzata spingendo la cartuccia in camera mentre l'elevatore si abbassa prelevando una cartuccia dal serbatoio. Sembra complicatissimo, in realtà è molto più semplice osservando le foto. Il cuore di tutto è il sistema a ginocchiello, formato da due aste collegate fra loro con tre cerniere o perni.

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Ginocchiello in posizione di sparo

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Ginocchiello in posizione di apertura

Come si vede, la prima cerniera è imperniata sul retro della carcassa, appena davanti alla posizione del cane ed è fissa in quella posizione. La seconda cerniera invece è grosso modo al centro, tieni unite le due aste e su di essa agisce l'appendice interna della leva di armamento. La terza cerniera infine è posizionata nella parte posteriore dell'otturatore. In posizione le tre cerniere sono allineate e costituiscono un insieme monolitico che supporta le sollecitazioni dovute allo sparo. Quando si aziona la leva invece, la cerniera centrale (2) viene trascinata indietro e verso il basso, quindi le due aste sono costrette a cambiare posizione, passando da orizzontali a quasi verticali. Essendo però la prima cerniera (1) fissa alla carcassa, la prima asta può solo ruotare verso il basso, mentre la seconda, trascinata dalla leva compie si un movimento rotatorio inverso ma si sposta anche all'indietro, trascinata dalla cerniera (2). Quindi la terza cerniera (3) si sposta all'indietro orizzontalmente portando con se l'otturatore. Quest'ultimo nella parte posteriore, oltre alla terza cerniera, ha un appendice (codetta) che fuoriesce dalla carcassa e va ad interferire con il cane, costringendolo ad armarsi. Un seconda appendice presente sulla leva di armamento invece, è sagomata in maniera tale che quando l'otturatore è tutto arretrato ed ha espulso il bossolo spento, va ad interagire con una grossa asta la cui parte terminale è posizionata all'interno dell'elevatore. Quest'ultimo è cosi costretto ad alzarsi portando una cartuccia nuova davanti alla camera di scoppio. Portando la leva di armamento nuovamente aderente al calcio, i movimenti si compiono all'inverso ed il fucile è di nuovo pronto a sparare.

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Il Winchester 1873 a "cuore aperto"

Il sistema a ginocchiello, pur nella sua apparente complessità e presunta fragilità, fu usato anche da George Luger per la pistola che porta il suo nome e da Hiram Stevens Maxim per la sua omonima mitragliatrice.

Gli organi di mira sono costituiti da un semplice mirino in volata della canna e da una tacca di mira in stile “buckhorn” elevabile in altezza tramite una barretta sagomata. Entrambe sono inserite in incastri a coda di rondine in maniera tale da avere la possibilità di regolazioni in deriva.

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La tacca di mira

Il serbatoio contiene 13 colpi più uno eventualmente contenuto in canna. Le sicure sono costituite dalla mezza monta del cane e da un piccolo bottoncino metallico che deve essere premuto dalla leva di armamento quando si impugna il fucile per poter premere liberamente il grilletto. Se viceversa il fucile non è impugnato saldamente, la piccola appendice impedisce il movimento del grilletto e quindi lo sgancio del cane. Una ulteriore sicura, che definirei “da trasporto” consiste in un nottolino che quando viene ruotato blocca fisicamente il movimento della leva di armamento, impedendo il funzionamento del sistema a ginocchiello. Serve a poco però se c'è già un colpo in canna.

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Il piccolo pulsantino della sicura appena dietro il grilletto

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La sicura "di trasporto" che blocca la leva di armamento

Lo smontaggio inizia rimuovendo le due piastre laterali, poi si toglie il coperchietto superiore che protegge la finestra di espulsione. Le aste del ginocchiello si smontano semplicemente sfilando i perni. Poi bisogna togliere le due molle a lamina che strisciano sulla leva di armamento, poi la leva stessa, trattenuta solo da una vite-perno. A questo punto si sfila il grosso puntone che agisce sull'elevatore e l'elevatore stesso esce dalla sua finestra. Quindi si sfila la piccola piastrina che trattiene la codetta all'otturatore e i due pezzi, ormai separati, possono essere sfilati semplicemente dalle due aperture laterali. Per la pulizia non è necessario procedere oltre, ma volendo pulire e lubrificare anche il gruppo di scatto è sufficiente svitare l'apposita vite laterale e poi sfilare il tutto dal basso. Attenzione ai pezzi piccoli o piccolissimi, costituiti ad esempio dalla microscopica molletta che trattiene una altrettanto microscopica sferetta che serve come riferimento per il coperchietto della finestra di espulsione. Attenzione anche al percussore contenuto nell'otturatore, che si sfila ed ha la spiacevole abitudine di andarsene per i fatti suoi assieme alla propria molla di contrasto. Inutile dire che per il montaggio è sufficiente procedere al contrario. Alla fine ecco l'aspetto del fucile smontato.

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Il Winchester 1873 completamente smontato

Ma come spara? Bene, benissimo oserei dire, certamente meglio del suo proprietario. Ai 25 metri in imbracciata, un puro esercizio accademico per un fucile con canna da 24 pollici, si ottengono rosate da 40-50 mm, questo vuol dire che si può stare tranquillamente nel 10 del bersaglio di pistola standard. Nell'esempio fotografato la rosata di 29 colpi è stata ottenuta sparacchiando, è il caso di dirlo, quasi a casaccio negli ultimi dieci minuti prima che chiudesse il poligono. Nonostante questo, la maggior parte dei colpo è contenuta quasi in uno sputo.

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Rosata di 29 colpi a 25 metri

Ai 50 metri il discorso si fa più impegnativo, ma con un pò di allenamento e costanza non si esce dal nove, sempre nel bersaglio di PS e sempre con l'arma imbracciata. A 100 metri in appoggio invece siamo un pò al limite, ma non tanto per il fucile quanto per le sue mire metalliche e per la vista del sottoscritto. In ogni caso non si esce dal nero senza impegnarsi eccessivamente. Certo che a 100 metri inquadrare il bersaglio nella tacca di mira “buckhorn” è difficile e faticoso, almeno per me. La cartuccia 44-40 è divertente e precisa, nei caricamenti consigliati a polvere infume è anche abbastanza leggera da dominare e la sensazione di rinculo è quasi inesistente.

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Cartucce 44-40 con palla in piombo

Si potrebbe pompare un pò di più forse, tanto più che il fucile ha dimostrato, nelle ultime versioni di Uberti di poter sopportare anche le cariche del .44 Magnum. Il discorso cambia radicalmente con la polvere nera, tipica del Far West. Il calibro 44-40 era cosi denominato perchè una palla calibro 44 veniva spinta da una dose di 40 grani di polvere nera. Ho cercato di replicare la cartuccia originale, però nei bossoli moderni sono riuscito ad inserire solamente 32 grani di Svizzera N.2. Alla prova di sparo la botta è stata notevole e cronografate, le cartucce hanno espresso un'energia alla volata di 110 Kgm, non male direi. Un caricamento così però, oltre ad essere un valido motivo per non farsi amare dagli altri frequentatori del poligono, a causa della notevole quantità di fumo che sprigiona, sporca moltissimo la meccanica e sopratutto la canna. Dopo una decina di colpi si nota un allargamento della rosata, dopo una ventina di colpi la rosata è ancora più larga e la canna comincia a scaldarsi sensibilmente, pur mantenendo basse cadenze di tiro. Dopo i trenta colpi, se ancora non vi hanno cacciato dal poligono (quando ho fatto le prove ero solo) e se ancora si riesce a distinguere il bersaglio in mezzo al fumo, si noterà che i colpi arrivano sul bersaglio a casaccio e la canna comincia a scottare. Niente paura, è il fucile che vi chiede vivamente di smettere e vi prega anche di mettere mano alla bacchetta ed allo scovolo.

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Con il fodero, le cartucce, pronto per l'utilizzo

In conclusione un'ottima arma, ben costruita, che restituisce quel “sapore di West” tanto caro a numerose generazioni di ex ragazzi e permette notevoli soddisfazioni in poligono e, perchè no, anche a caccia.


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