Colt 1847 Walker

Sono convinto che appena Bombarda leggerà questa recensione dirà:”Ma che cacchio l'hai fatta a fare? A chi cavolo vuoi che interessi sapere del tuo pezzo di ferraglia!”

Beh, a me interessa, magari interessa a qualcun altro, è sempre comunque un pezzo di storia e poi può sempre essere interessante e poi...e poi...e poi io la scrivo perché sono pazzo, non ho un tubo da fare ed a me piace così, chiaro?

Cosa stavo dicendo....ah si, volevo parlarvi della Colt Walker, la MIA Walker riprodotta in replica dalla ditta Uberti di Gardone Val Trompia. Ma perché proprio la Walker? Per svariati motivi. Primo perché piace a me, secondo perché nella storia dei revolver Colt è un efficace punto di partenza per comprendere poi tutta l'evoluzione produttiva della casa, terzo perché è praticamente sconosciuta al grande pubblico e quindi se sparo qualche minchiata rischio di passarla liscia.

Come nasce la Colt Walker?

Siamo nel 1840 e i Texas Ranger sono in lotta contro i Comanche, ma hanno dalla loro parte un arma micidiale, la Colt Paterson, il primo modello di revolver commercializzato nel 1836 da Samuel Colt. Ha un tamburo a 5 colpi calibro .36 naturalmente ad avancarica, ma è possibile sostituire velocemente il tamburo vuoto con uno carico per ottenere una velocità ed un volume di fuoco eccezionale per quei tempi. Certo il calibro .36 non è il massimo in quanto a potere di arresto, ma fa comunque il suo dovere negli scontri ravvicinati. Vinta la guerra contro i Comanche, nel 1846 i Texas Ranger vengono impiegati come truppe di supporto all'Esercito degli Stati Uniti con la denominazione di “United States Mounted Rifles” durante la guerra contro il Messico. Sono ancora armati con le Colt Paterson ed hanno una capacità combattiva così elevata che il generale Zachary Taylor decide che forse è il caso di equipaggiare di revolver anche i reparti regolari dell'esercito.

Revolver Colt Paterson

Revolver Colt Paterson
Nella seconda metà del 1846 spedisce perciò il capitano Samuel Walker al dipartimento della guerra per far si che vengano acquistate queste nuove armi. Quest'ultimo tanto fa e tanto briga che nel gennaio del 1847 riesce a strappare un contratto di acquisto per un migliaio di revolver.Samuel Walker

Samuel Walker

A questo punto contatta Samuel Colt ma ha una brutta sorpresa. La ditta Colt è fallita già da diversi anni per mancanza di commesse e probabilmente, ma questa è una mia supposizione, anche i macchinari necessari per produrre le armi sono stati smantellati e venduti con il fallimento.

Samuel Colt

Samuel Colt

Ma Colt probabilmente non vuole lasciarsi sfuggire l'occasione, quindi propone a Walker la costruzione di un nuovo modello, in collaborazione con Ely Whitney, costruttore di fucili per l'esercito. Perchè un nuovo modello? Siamo naturalmente nel campo delle ipotesi, ma credo che Colt avesse già compreso i limiti del revolver Paterson e volesse continuare lo sviluppo per migliorare il prodotto e inoltre non fossero recuperabili i vecchi macchinari usati per costruire il Paterson.

Nacque così il revolver Colt Army Model 1847, chiamato poi Walker in onore del capitano che, malauguratamente, verrà ucciso proprio quell'anno in uno scontro a fuoco contro i messicani a Huamantla. Colt 1847 Walker

In effetti però la nuova creazione di Colt si discostava notevolmente dalla Paterson che l'aveva preceduta. Più grande, più pesante, il tamburo poteva (e nelle repliche può) contenere fino a 60 grani di polvere nera per spingere una palla tonda calibro 44 (.454 per la precisione), con una potenza tale che per avere qualcosa di più bisognerà aspettare il 1935 e l'invenzione del .357 Magnum. Certo portarsi in giro e maneggiare un aggeggio da poco più di 2 kg non era certamente agevole nemmeno per quei tempi per dei rudi uomini di frontiera ed infatti il revolver fu qualificato “saddle” (da sella) invece che “holster” (da fondina) proprio perchè era più facile appenderlo al pomolo della sella del cavallo piuttosto che portarselo alla cintura. Con l'uso poi emersero diversi difetti, il più grave dei quali era la possibilità che il tamburo esplodesse all'atto dello sparo, proprio per la notevole quantità di polvere unità alle basse qualità tecnologiche dei materiali del tempo. Per questo la Colt raccomandò di non superare la dose di 50 grani per il caricamento. Un altro problema era dato dal ritegno della leva del calcatoio, che allo sparo si sganciava andando a bloccare la rotazione del tamburo. Potete immaginare quanto fosse “fastidioso” questo effetto durante un conflitto a fuoco.

Quindi già l'anno successivo la rinata ditta Colt cercò di correre ai ripari mettendo in commercio il modello 1848 Dragoon, un revolver uguale al Walker però più corto e quindi più leggero e maneggevole, almeno per gli standard del tempo.

In totale vennero costruiti circa 1100 revolver Walker, 1000 per l'esercito e 100 utilizzati da Colt per la vendita a civili oppure per essere regalati a personalità di spicco o che potevano comunque influire sugli affari. Ad oggi i circa 170 esemplari sopravvissuti e censiti hanno raggiunto quotazioni da capogiro. Basti pensare che un esemplare in buone condizioni è stato venduto il 9 ottobre 2008 ad un asta per 920,000 dollari!

Veniamo invece al mio Walker. Non so perchè, ma appena ho visto una foto di quest'arma, mi sono innamorato, il classico colpo di fulmine per cui ti dici:”Quella cosa deve essere mia!” Così, scovato un annuncio su un noto sito di vendita di armi usate, prendo mezza giornata di ferie e vado a prenderla in armeria. L' arma è una replica di Uberti, prodotta nel 1970 per il mercato tedesco (è anche marcata HEGE che è, o era, il dealer tedesco delle armi Uberti). La guardo attentamente e scopro che praticamente non ha mai sparato un colpo in vita sua. A parte l'assenza di graffi, il precedente proprietario l'ha probabilmente protetta con qualche tipo di grasso che alla fine ha creato una patina dura che avvolge tutta l'arma. Me la porto a casa tutto soddisfatto, la pulisco per benino e il sabato successivo la porto al poligono per provarla. Non sapendo bene come comportarmi inizialmente, preparo una moltitudine di dosi di polvere nera, partendo da 20 grani e poi di due in due fino a 30 grani, come inizio può bastare.

Al TSN.....CHE SPETTACOLO!

Inizio con le dosi di 20 grani e sembra di sparare con una calibro 22 spompata. Allora salgo con le dosi, ma i due chili abbondanti del revolver contrastano il rinculo in maniera egregia e alla fine non resisto. Sparate le dosi di 30 grani e visto che non succede nulla, provo alla maniera del vecchio West. Mi sono avanzate le dosi da 26 che ho saltato nella progressione, quindi in due camere del tamburo inserisco una doppia dose: 26+26 = 52 grani di polvere nera. Il diavoletto che c'è in me sogghigna soddisfatto fregandosi le mani, mentre l'angioletto sull'altra spalla si gira indignato. I presenti “casualmente” si spostano un paio di metri lontano da dove sono mentre inserisco le capsule d'innesco, 52 grani sono pur sempre una dose da fucile. Punto il bersaglio, armo il grosso cane, premo il grilletto e.....

BUM !

La nuvola di fumo mi avvolge completamente come la nebbia d'autunno, per un attimo il rimbombo dello sparo mi penetra nelle cuffie, sembra di aver sparato con una spingarda, ma, a parte un lieve accenno di rilevamento della canna, il proiettile è andato dove doveva andare, la pistola è integra e così pure la mia mano. Mi giro soddisfatto verso il “pubblico” mentre armo il cane per il secondo colpo, miro e BUM! Un'altra botta secca che riempie il TSN di fumo, ma il revolver e la mia mano quasi non se ne sono accorti. Prova superata e mentre il diavoletto si contorce dalle risate, io mi innamoro perdutamente di quel pezzo di ferraglia.

Certo, le mire non sono quelle di un'arma moderna, con mille artifizi tecnologici, essendo costituite dal classico mirino a lama in prossimità della volata della canna e da una minuscola tacca di mira posta sulla sommità del cane e che si rivela solo quando questo è armato. Tenere in punteria con una mano sola un oggetto di due chili, per di più con il baricentro posizionato molto avanti rispetto alla mano che impugna, richiede uno sforzo considerevole che non ti permette di sparare tantissimi colpi. Il fumo dei colpi poi ti costringe a scappare dal TSN per non rimanere intossicato e non facilita le relazioni sociali con gli altri frequentatori. Ma, volete mettere? Come disse il saggio una volta:”Non è bello ciò che è bello, ma che bello che bello che bello!”

Una volta capito la tecnica però, si possono ottenere anche discreti risultati sul bersaglio. Contrariamente a quanto comunemente si dice, i revolver a castello aperto non sono così imprecisi e possono riservare piacevoli sorprese.

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 Quindici colpi a 25 mt

Finita la parte ludica però, giunge il momento della pulizia. Sparare a polvere nera è una bellissima esperienza, è appagante e divertente, ma il rovescio della medaglia è costituito dalla necessità, dopo ogni sessione di tiro, di smontare completamente l'arma e di pulirla accuratamente dalle fecce che si accumulano. La polvere nera infatti sporca tantissimo e dopo una quantità di colpi variabile tra i 30 e 40 cominciano i problemi di funzionamento a causa dello sporco accumulato. Inoltre i residui reagiscono con l'umidità dell'aria creando dei composti a base di zolfo che vanno a letteralmente a corrodere le parti metalliche, per cui è bene che la pulizia avvenga in tempi rapidi.

La Walker è un classico revolver Colt a telaio aperto e con qualche piccola differenza, la sequenza di smontaggio e rimontaggio è analoga a quella dei più conosciuti revolver 1851 Navy e 1860 Army.

Si inizia togliendo il chiavistello che unisce la canna al castello. Vinto il contrasto della molla di ritegno, il chiavistello esce dalla sua sede, liberando così la canna che più essere sfilata dal davanti. A questo punto, portando il cane in mezza monta, è possibile sfilare il tamburo dal perno. Abbiamo così diviso la pistola nelle sue componenti principali.

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Proseguendo è opportuno separare la leva calcatoio dalla canna svitando la vite-perno che trattiene il tutto.

b_650_250_16777215_00_images_recensioni_Walker_smontaggio-007.jpg Il tamburo invece va separato dai luminelli, per cui con l'apposita chiave si procede a svitarli.

b_650_250_16777215_00_images_recensioni_Walker_smontaggio-008.jpg b_650_250_16777215_00_images_recensioni_Walker_smontaggio-009.jpg

Si passa quindi al castello, separando l'impugnatura dal corpo principale. La vite sotto l'impugnatura è problematica ed è sempre alto il rischio di rovinarla per cui è opportuno prima allentare le due viti poste alla base del cane, poi svitare completamente la vite sotto l'impugnatura ed infine svitare completamente anche le altre due viti. b_650_250_16777215_00_images_recensioni_Walker_smontaggio-010.jpg

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A questo punto si può togliere il grosso mollone a lamina che spinge il cane. E' molto resistente, ma la Walker è concepita per i rudi uomini di frontiera, mica per le signorine!

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Il passo successivo è il sottoguardia in ottone. Si svitano le tre viti ed il gioco è fatto.

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 Si passa dunque alla meccanica interna.

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Per prima cosa si deve togliere la piccola molla a lamina a due rebbi.

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Quindi si svitano le due viti laterali che trattengono il grilletto e il dente di index ed infine la grossa vite che trattiene in sede il cane.

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Togliendo quest'ultimo viene via anche il dente di avanzamento del tamburo, che è imperniato alla base del cane.

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 Ora la pistola è completamente smontata e pronta per la pulizia.

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Una bacinella di acqua calda, sapone, scovoli e spazzolini vari, tanta pazienza ed il revolver tornerà come nuovo. Chiaramente per rimontare il tutto basterà procedere in senso inverso allo smontaggio.

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In conclusione il revolver Colt Walker costituisce un importante pezzo di storia armiera, almeno per quanto riguarda i revolver. Spararci è un esperienza di notevole impatto emozionale, anche se è ormai possibile farlo sono con le repliche, visto la rarità ed il costo degli esemplari originali.

 

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