Colt Navy belga

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Alcuni anni or sono, durante l’acquisto di un fucile ex ordinanza mi è capitato di imbattermi in uno strano revolver con guancette in avorio dall’aspetto assai accattivante anche se abbastanza malconcio.

Essendo stato “graziato” da una spesa più contenuta del previsto per l’arma che mi ero riproposto di acquistare, decisi di spendere i quattro soldi rimasti in questo strano oggetto.
Dico strano non per l’oggetto in se, ma perché interessandomi soprattutto di armi lunghe ex ordinanza del periodo bellico, non avevo alcuna nozione di armi come questa, ad avancarica e che richiamava il vecchio west.

Fatto sta che me la portai a casa e dopo avergli dato una pulita sommaria, smontando solo i pezzi principali, l’ho riposta nella mia vetrinetta con vetro antisfondamento vicino ad altri pezzi della mia collezione.

Ultimamente, nel girare in internet, sono capitato in un sito molto interessate dove veniva raccontato il restauro di vecchie armi, con tanto di foto, di indicazione di modalità esecutive, attenzioni e consigli per meglio recuperare queste vecchie glorie.

Da quell’autodidatta curioso che sono, la cosa mi ha subito intrigato moltissimo.
Mi ha sempre colpito il pensiero che con mezzi limitatissimi, manuali e con attrezzature spesso semplici, l’ingegno umano sia stato capace di realizzare piccoli gioielli di meccanica come i meccanismi di scatto, di rotazione, percussione, ecc…

Ma soprattutto il vedere in questo sito come veniva posta attenzione ai vari segni, marchi e punzoni per poter ritrovare la “storia” di ogni singola particolare arma, ha fatto come scattare una molla che mi ha messo sotto una luce nuova questi oggetti che tanto mi interessano.
Era un interesse che avevo sempre avuto ma che era rimasto come nascosto, solo sporadicamente esplicitato con piccole ricerche superficiali ed occasionali.

Nel riflettere su questi fatti l’occhio mi è caduto su quel vecchio revolver acquistato alcuni anni prima.
Accidenti, da chi è stata costruita, ….per chi, ….che storia ha avuto, …. può essere meglio recuperata???
Bè il gioco era fatto, il tarlo si era insinuato, dovevo conoscere meglio quell’oggetto, mi iscrivo al sito e comincio a porre domande.
Trovo immediata apertura e cortesia e piano piano vengono messi in evidenza vari particolari.
Non tutti sanno tutto ma uno più uno più uno a qualche cosa siamo arrivati.
  
STORIA:

E’ una imitazione belga (vedi punzone ELG del banco di Liegi) della famosa COLT NAVY del 1851 . Normalmente sul tamburo delle Colt Navy sono incise delle scene di navi, di vele o di evoluzione marinare di natanti, da cui il nome di “Navy” in questa invece ci sono incisi motivi floreali, ma essendo una “imitazione” belga, molte fonti mi dicono che non ci si può stupire.

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Sulla parte superiore della canna è stampigliata “CAP. SYSTEM MANUFACTURED BY C. CLEMENT”. E’ la firma di Charles Clement produttore belga di pistole e revolver nato nel 1846 a Dour e morto a Liegi nel 1913.

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Vista del fianco sinistro della canna

Il punzone A coronato è il contrassegno del posto di controllo (utilizzato dal 1877)
Il punzone Y coronato è il contrassegno del posto di controllo (utilizzato dal 1846 al 1877)
La presenza di entrambi questi punzoni forma un bel dilemma, infatti o è precedente al 1877 o è
successivo, a meno che questo revolver sia stato fatto prima del 1877 ma in tempi successivi abbia avuto una revisione o una modifica  per cui sia stata nuovamente punzonato con il nuovo contrassegno di controllo???

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Vista del fianco destro della canna

Ma queste sono solo ipotesi e per ora il quesito rimane senza risposta.
Il punzone R coronato è il simbolo della canna rigata (utilizzato dal 1894 al 1968)
Il simbolo P speculare con sovrastante stellina non sono riuscito a trovarlo.
In un sito trovato da Ike (ma come fa a scoprire certi siti che giacciono nascosti e soprattutto in lingua straniera) ho avuto la bella sorpresa di visionare alcuni pezzi di una sorella quasi gemella di questo revolver.
Dalla comparazione ho potuto appurare che quella scritta intravisto sul fianco sinistro del ponticello e che non riuscivo a decifrare, corrispondeva a 38 CAL, il che coincide anche a quanto avevo potuto misurare dalla canna con il calibro.

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Nell’affrontare una pulizia un po’ più accurata è venuto evidente che non si trattava di un metallo ferroso nichelato come pensavo inizialmente, ma di un metallo pesante e abbastanza delicato che aveva una ossidazione nerastra.
Accidenti è di argento. Anzi probabilmente di una lega a base di argento che una volta veniva chiamato “argentone”.
Questa scoperta mi fa immediatamente partire la fantasia. Una pistola in argento, molto decorata con disegni floreali…. per chi è stata fatta??? È stata un regalo per qualcuno di importante??? qualcuno di una casa reale, un principe, un duca??? o è stata fatta per il cinquantesimo della originale Colt Navy 1851 quindi nel 1901 … come periodo storico ci potrebbe anche stare…

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E quel bel decoro ripetuto nel tamburo nell'intervallo dei luminelli che rappresenta tre chiavi incrociate con tre corone sulla sommità è solo una decorazione o ha un significato simbolico ….
In fondo un po’ di mistero una signora anziana come questa se lo può anche permettere!!!

Purtroppo questi oggetti non parlano, non possono raccontare le loro vicissitudini, la storia che hanno avuto fino ad arrivare nelle nostre mani.
E’ proprio vero quello che mi diceva un amico, che noi non siamo proprietari di queste armi, ma siamo solo temporanei custodi di esse.

Nel dialogare nel forum, Lungo Fucile mi ha fatto notare che la Colt Navy ha una canna da 7,5 pollici mentre questa è 5,7 pollici. Approfondendo l’argomento e confrontando un particolare visto in internet mi viene da supporre che la mia abbia subito un leggero “accorciamento”

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Particolare vicino alla volata della mia e della scritta nella gemella

Come si può notare nei due particolari messi a confronto, nella mia il mirino è stato posto quasi sulla scritta CAP. SYSTEM, mentre nell’altra (che purtroppo non si vede per tutta la lunghezza) il mirino non appare nemmeno. Questo può far pensare che nella mia sia stata accorciata la canna e riinserito il mirino in posizione più arretrata subito a ridosso della scritta (potrebbe essere questa l’occasione della seconda punzonatura???).

Mi scuso fin d’ora se per il raffronto ho utilizzato porzioni di foto altrui ma è solo per esigenze di studio e confronto e mi rendo disponibile a togliere immediatamente qualsiasi riferimento su richiesta degli interessati.

 
IL RESTAURO

Per la prima volta ho smontato completamente tutta la rivoltella, senza lasciare indietro un solo particolare. La prima cosa che è risultato evidente è che questo revolver è stato fortemente maltrattato.

Chi ne ha avuto il possesso oltre a rovinare alcune viti slabbrando gli inserti con cacciaviti non adeguati, si è divertito a sparare a vuoto ripetutamente ammaccando… anzi distruggendo i luminelli del tamburo che risultano ormai dei mozziconi informi.

Per prima cosa smonto il fermo che trattiene la canna al fusto, un piccolo colpetto sul fianco ed ecco il revolver già sezionato in un attimo.

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Sfilo il tamburo che metto subito in ammollo dentro una bacinella di petrolio bianco per vedere di ripulirlo a fondo e poter smontare quei residui di luminello.

Smonto il corpo principale con i meccanismi di scatto, fermo tamburo, cane ecc., sono veramente molto incrostati di grasso secco, metto anche quelli in ammollo e mi dedico ai luminelli.

L’impresa non è per nulla facile, sono completamente “amalgamati” con il tamburo ed in più la chiave che avevo comprato apposta per i luminelli non si infila nella sede,.. ha un diametro un pelo troppo abbondante. Cosa faccio? Limo la chiave per luminelli appena comprata? Armato di calibro comincio a fare le misurazioni necessarie e scopro che una chiavetta che avevo sfusa fra i miei attrezzi, ha il corpo centrale della misura giusta. Allora la taglio, la freso centralmente facendo attenzione a non andare fuori asse ed ecco fatto una rozza ma efficace chiave per togliere i luminelli della Colt belga.

Una buona passata di WD40 e provo a svitare ma non riesco a fare presa. Devo mettere il tamburo nella morsa.
Per evitare maldestre ammaccature rivesto la morsa con strisce di pelle grossa, blocco il tutto e cerco di forzare i luminelli, ma ancora resistono. Altra passata di WD40 e lascio in attesa.
Intanto pulisco gli altri pezzi e le viti. Quasi tutti i pezzi sono marcati con il numero 2, probabilmente è il numero dato per l’assemblaggio durante la costruzione dei pezzi.

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Ci vuole pazienza… si è fatto tardi ed è ora di tornare in casa, lascio il tamburo nella bacinella in ammollo. 

Fra qualche giorno appena possibile mi ci rimetterò con buona lena e vediamo chi l’avrà vinta.
Ma quei luminelli non me li tolgo dalla testa. Mi viene in mente che avevo visto, in un filmato su facebook , uno smontaggio di un Martini molto arrugginito e per aiutare la rimozione di alcune viti hanno usato una fiammella a gas. Giro in alcune ferramenta e finalmente trovo una cosa che assomiglia a quella vista in internet. 

b_650_250_16777215_00_images_recensioni_colt_navy_belga_colt-navy-belga_18.jpgA fine settimana non vedo l’ora di cimentarmi con il nuovo attrezzo…
Arriva finalmente il sabato e vado nel mio piccolo laboratorio domestico a riprovare lo smontaggio dei luminelli.
Una bella scaldata al primo, inserisco la chiave appositamente realizzata e forzando un po' finalmente si muove… a scanso di equivoci spruzzo un’altra abbondante dose di WD40 e riavvito, avanti ed indietro per varie volte finché prende gioco ed infine… è mio “l’ho avuto” !!!

Ma ho cantato vittoria troppo presto perché i luminelli sono sei e mentre per i primi tre il giochino è riuscito, anche se con estrema fatica (e una piccola vescica nel palmo della mano destra), gli altri tre non vogliono saperne di svitarsi. Non solo, sono talmente mangiati dalla ruggine che la chiave non riesce a far presa.
Non mi resta che il metodo brutale di usare il trapano. E’ una cosa che faccio a malincuore e se posso lo evito. Mi consola solo lo stato assolutamente disastrato dei moncherini di luminello rimasti.

Ecco al centro i luminelli migliori ed ai lati i resti dei luminelli traforati. Come si vede non esageravo nel dire che erano “massacrati”.

 

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Con l’aiuto degli amici del forum (grazie Lungo Fucile) riesco a trovare le copie dei luminelli originali che sono della replica della Colt con dimensione M6 passo 0,75.
Compero il maschio per ravvivare il filetto del tamburo e finalmente riesco a rimontare il tutto.

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Ma quando provo ad armare il cane il giro del tamburo non mi convince, il meccanismo non funziona bene !!!
Rismonto il ponticello e tolgo le molle di ritorno del grilletto e del fermo del tamburo. Nell’osservarle attentamente e studiando bene come funziona il meccanismo, mi accorgo che una molla non è la sua originale, ma una copia (fatta anche un po’ maluccio) che non si adattava bene nella sua sede e soprattutto era troppo “dura” ed impediva al fermo di agire correttamente.
Nei miei cassettini trovo una molla che mi pare possa fungere allo scopo, ne limo le parti esuberanti e la provo….. ci va a pennello!!!
A volte ci vuole anche un po’ di coefficiente C… (nel caso di IKE naturalmente vuol dire Classe).

Comunque il risultato mi pare soddisfacente e chissà che un giorno o l’altro, con qualche amico che tira di avancarica, non vada a provarla al poligono…. Nel caso aggiornerò la scheda.

Ed ecco qui il risultato di questa fatica.

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Ed ora un po’ di dati e di misure:

Canna ottagonale di altezza mm. 16 e lunghezza mm. 145 = 5,70 pollici
Canna a 7 Righe destrorse
Calibro 38
Tamburo a sei colpi lungo mm. 54 con diametro mm. 40
Lunghezza revolver mm. 290

g.