Il mio Garand

US Rifle Caliber .30 M1

GARAND

“Un Garand turco, che turco non è.....”

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Arma fotografata dalla mia collezione privata.

Ogni collezionista DEVE avere un Garand in collezione.

Io stesso ne ho avuti alcuni prima di trovare questo.

Apparteneva all'Amico Antongiulio, compagno di mille uscite in poligono, al campo di tiro e di prove di ricarica.

Ci avevamo sparato, ottenendo scarsi risultati a causa di una regolazione della diottra molto approssimativa (qualcuno si era divertito a stararla e ci vollero diversi colpi per scoprire dove stavamo sparando!).

Quando Antongiulio decise di venderlo pensò immediatamente a me (da questo si vedono gli Amici!), cosicchè una volta venutone in possesso, mi sono dedicato a studiare di che tipo di arma si trattasse e che storia avesse alle spalle.

Mi disse che era un Garand Beretta fatto per l'esercito Turco.

Le prime due cose che saltavano all'occhio erano che l'arma era stata prodotta dall'italiana casa gardonese e che riportava nella parte sinistra della pala del calcio intarsiata una strana serie di caratteri arabi.

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Una volta effettuato lo smontaggio completo capii che era monomatricola e che ogni pezzo era marcato PB, marchio che conoscevo piuttosto bene dato che i pezzi di ricambio per i Garand "tradizionali" reperibili in Italia molto spesso riportavano quella punzonatura (erano prodotti in Beretta).

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A questo punto i misteri erano sostanzialmente due: capire cosa significasse quella strana iscrizione sulla pala del calcio e decifrare i due stemmi riportati sopra l'azione:

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Decisi di partire dall'iscrizione. Ma dove trovare un turco?

Un pomeriggio, appena arrivato a casa da lavoro, mi suonò il campanello il solito vucumprà (espressione colorita che non intende offendere nessuno, dato che spesso questa persona eseguiva per me e per i vicini lavoretti di giardinaggio). Gli chiesi se sapeva leggere l'arabo, intenzionato a fargli tradurre l'iscrizione. Anche perchè, non so da cosa fosse nata la sensazione, mi balenava per la testa che lì ci fosse scritta una specie di maledizione. Questa supposizione, non supportata da nessun argomento oggettivamente valido, mi logorava fino ad avermi fatto nascere la convinzione di non volere in collezione un'arma "maledetta".

Ad ogni modo, Imed si rese disponibile a decifrare la scritta, ma doveva aspettarsi un foglio di carta dato che quando mi presentai con l'arma il suo colorito "arabo" divenne istantaneamente più simile al mio!

Ripresosi dall'iniziale shock, visionò l'iscrizione e mi disse che non si trattava di arabo tradizionale, bensì di un dialetto e che quindi non riusciva a comprenderlo fino in fondo.

Mi disse che si trattava di un giuramento, simile al giuramento che i nostri soldati fanno alla bandiera, ma fatto al Re, e che l'ultima riga era un nome.

Fico! Questi soldati giuravano fedeltà alla propria patria imprimendo un'iscrizione sulla propria arma e firmando addirittura il giuramento, difatti le prime due righe dell'iscrizione (il testo del giuramento) sembrano fatte "in serie", sono molto precise e ben incise, mentre invece l'ultima riga (il nome del soldato) è più "approssimativa", presumibilmente perchè incisa dal soldato stesso.

Non ricordo se gli chiesi anche dei due stemmi riportati sull'azione, ma di certo se glielo chiesi mi disse che non li conosceva, dato che dovetti impegnarmi in altri modi per scoprire di cosa si trattasse.

Ne parlai con diversi appassionati, ma nessuno mi seppe dir nulla.

Provai a ricercare in Beretta, ma anche qui la ricerca risultò infruttuosa.

Non mi rimanevano che i vari forum su internet.

Postai topic di richiesta informazioni sul mio "Garand turco" su alcuni forum, ma nessuno seppe dirmi nulla, fino ad un giorno in cui un utente, adesso non ricordo di quale forum in quanto dopo vari format del mi pc non riesco più a trovare il topic che senz'altro salvai, mi rispose malamente che la Beretta non aveva mai prodotto nulla per la Turchia e che quelli erano stemmi reali dello Yemen.

Nonostante la maleducazione assoluta di questo utente, con il cuore gonfio di gratitudine ringraziai e mi misi alla ricerca dei Garand Beretta contratto yemenita (conoscendomi in altre occasioni lo avrei mandato senza troppi complimenti a quel paese).

Attraverso il catalogo nazionale scoprì che l'arma era denominata Garand T2.

Finalmente però, consultando una rivista fortunosamente recuperata (oh, la fortuna aiuta gli audaci no?), la GCA Journal, Official pubblication of the Garand collectors association, Volume 19, Issue 3, Summer 2005, trovai questo articolo, che fugò definitivamente ogni dubbio:

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Il mistero del mio Garand era infine risolto: Il Garand turco non era turco, ma un contratto Beretta per lo Yemen del Nord, risalente alla metà degli anni cinquanta e prodotto in poco più di mille esemplari.

L'iscrizione, secondo questo articolo, fatta tradurre dal portavoce dell'ambasciata yemenita negli Stati Uniti, riporterebbe che l'arma è di proprietà del regno yemenita, nella persona del principe Imam Ahmed Bin Yahya Hamid Al Deen.

Evidentemente il mio amico Imed conosce l'arabo come il sottoscritto!


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