03/17 2012

Doppietta Lario cal. 16

“Una misteriosa vecchietta di famiglia”

 

Racconto di Dendrocopos Major, io non ho fatto nulla!


PREMESSA:

Sempre grazie al cosiddetto “villaggio globale”, che mi ha permesso di incontrare gli amici dei quali facevo menzione nel pezzo precedente, ho ricevuto la folgorazione che mi ha convinto di avere ricevuto in eredità dalla mia famiglia un'arma abbastanza consueta ed ordinaria, ma al tempo stesso unica e singolare, nonché di essere pertanto il fortunato possessore di un “Tesoro” che in quanto a valore sentimentale supera di parecchio qualunque blasonata sidelock anglosassone.

La colpa di questo povero pezzo è interamente del nostro Ike, generoso ospite, che mi ha “tormentato” educatamente e con il quale mi scuso per la lentezza della composizione. Spero che sia di Vostro gradimento.

Forse non c'entra addirittura nulla in un sito ove si parla scientificamente di armi storiche ma, ripeto, la colpa non è solo mia...

Dendrocopos Major

 

 

Sin dalla notte dei tempi, in particolare dagli ultimi decenni dell'800 fino alla metà del secolo scorso, si può tranquillamente affermare che in ogni famiglia della provincia rurale italiana esistesse almeno un'arma liscia da caccia...

Tale era la prassi anche per ogni canonica delle medesime zone, poiché all'epoca i nostri parroci di campagna erano, molto spesso, soprattutto cacciatori.

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Nelle famiglie più benestanti, diciamo i cosiddetti signorotti di campagna, magari era possibile incontrare qualche arma di maggiore qualità, talvolta addirittura inglese o belga, ma comunque anche qui essa rappresentava una presenza quasi fissa, al pari di un ulteriore componente la famiglia.

Dopo l'era delle armi ad avancarica, il calibro più frequente divenne sicuramente il cal.16 mentre le tipologie di armi predominanti erano di certo i monocanna e le doppiette a cani esterni.

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La mia famiglia non faceva ovviamente eccezione: mio padre appena undicenne, subito dopo il secondo conflitto, aveva raccapezzato da qualche parte un monocanna ad avancarica con il quale, insieme ai suoi coetanei, utilizzando filo di rame sminuzzato al posto dei pallini, insidiava persino le quaglie al volo con l'ausilio del vecchio cane di famiglia, più aduso magari ad abbaiare alle volpi legato al pagliaio piuttosto che a fermare questi nobili selvatici.

Tutto ciò fino a quando lo zio, fratello di mio nonno, per paura delle nuove leggi sulle armi che iniziavano ad entrare in vigore nel dopoguerra, glielo requisì trasformandolo in un attizzatoio a soffio che fa ancora bella mostra di sé nel mio camino (devo dire che ad occhio mi sembra un ottimo acciaio, forse Liegi o Krupp).

Tornando alle armi delle famiglie dell'entroterra, come dicevo, anche i miei antenati si erano dotati di una doppietta a cani esterni: esattamente una FALC (Fabbrica d'Armi Lario Como) in calibro 16.

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Essa entrò a far parte della mia “casata” in un modo singolare ancorché anomalo: era l'epoca in cui anche i piccoli proprietari terrieri scarseggiavano di pecunia, anche le uova venivano vendute.

La Lario venne acquisita, usata, da un parente più facoltoso a fronte di una catasta di legna da ardere, composta prevalentemente da cerro e carpino, vale a dire moneta sonante per le zone delle pendici dei Sibillini.

Dall'epoca della sua singolare entrata in famiglia, credo tra gli anni 20/30, essa ha continuato a servire fedelmente i suoi proprietari: dapprima nelle mani di mio nonno e di suo fratello, caricata con la leggendaria Mullerite nel piombo del 2 ed usata (nonostante presenti prima canna quasi cilindrica e seconda di circa 3 stelle con lunghezze di cm.68) con la massima parsimonia quasi esclusivamente sulle lepri...

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Il vecchio Zio mi raccontava, adolescente, che solo una volta era entrato, gattonando per un paio di km in salita, a tiro di un grosso branco di palombe rappollate su un cerro sopra il monte del nostro terreno e, tirando il primo colpo a fermo ed il secondo al volo, ne aveva abbattute 6/7 con ciò giustificandosi in parte per lo “spreco” delle 2 preziose Mullerite.

Nel corso del tempo essa passò nelle mani del fratello maggiore di mio padre, lo Zio Pietro, eccellente tiratore che - nonostante le strozzature - nel periodo post-bellico oltre ad assicurarsi notevoli carnieri sulle starne dell'Appennino, riusciva molto spesso anche a vincere alcune gare di tiro (ai piattelli o a qualunque altra cosa) nelle prime competizioni paesane e dei dintorni.

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Successivamente la doppietta passò nelle mani di mio padre poco più che adolescente, il quale viene ancora oggi ricordato tra i primi storici beccacciai della zona, anche perché era il fortunato proprietario di Fiume, uno dei pochi cani mezzosangue dell'epoca che accennavano ad una specie di ferma e non si limitavano solamente ad abbaiare a chi si avvicinasse al pollaio.

Da molti anni essa è oramai nelle mie mani, ultimo dei Mohicani di famiglia, donatami direttamente dal vecchio Zio, in quanto tutti i cugini cacciatori per vari motivi hanno lasciato l'attività venatoria. Dal tempo delle prime patenti la conservo gelosamente e, devo dire, avendola usata pochissime volte.

Fino allo scorso anno, recando strani e semincomprensibili punzoni, ho sempre creduto che la sua fabbricazione risalisse agli anni '30, fino a quando...

Fino a quando, imbattendomi in rete in un forum di appassionati ed esperti, qualche tempo fa mi decisi di pubblicarvi alcune foto ed avanzare alcuni quesiti.

Ho così scoperto che i misteri della mia “vecchia” sono molto più affascinanti di quanto avrei mai supposto, in particolare le punzonature sono alquanto strane e misteriose.

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Innanzitutto un poco di Storia, mutuando in parte le notizie che a suo tempo mi passarono gli esperti amici Peuceta e Jk6: la FALC (o Lario) come facilmente si evince dal nome, era una delle molteplici piccole realtà armiere di fine '800 inizi '900, ma la sua ubicazione era nella zona di Como, più precisamente nella frazione di Camerlata e non nel distretto armaiolo Valtrompino/Bresciano.

Essa operò sicuramente fino al 1929 quando venne assorbita dalla Beretta.

Inizialmente utilizzava canne di produzione Belga poi, successivamente all'acquisizione Beretta, vennero utilizzate canne ad acciaio Fiat.

La mia Lario, non presentando punzoni del BNP di Gardone V.T. (che ebbe l'obbligo di punzonare le armi provate dal 1924 con L.3152) e non presentando neppure punzoni del BNP Liegi (il classico “vitone”) che invece usava marcare le armi o parti di esse sin dai primi anni del '900, dovrebbe quindi avere canne prodotte interamente all'interno stesso della FALC: tale supposizione porterebbe quindi ad una data di fabbricazione della mia “vecchietta” da fissarsi negli anni tra il 1910 ed il 1923.

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Asta con sgancio a pompa e calcio sono in noce di buona qualità, rigorosamente all'inglese con zigrinature delicate ed anzi, l'impugnatura e tutta la parte anteriore del calcio presentano una snellezza inconsueta e particolare, non certo fastidiosa bensì piacevole al tatto, quasi come il “vitino da vespa” di certe affascinanti signorine d'altri tempi.

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La chiusura è una triplice Greener con il chiavistello dell'inserto nel prolungamento di bascula quadrato.

I tenoni di tipo Purdey sono passanti e sono leggermente incisi nella parte inferiore a vista.

Le incisioni sulle cartelle riportano soggetti di caccia, un cane da ferma ed alcune starne, sono abbastanza elementari ma al contempo gradevoli e tutt'altro che fastidiose.

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Gli acciarrini sono a rosetta con cani esterni gradevoli e bilanciati, perfettamente funzionanti, mentre i supporti dei percussori hanno profilo esagonale.

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Le canne sono da 68 cm e non presentano indicati i valori di strozzatura: siccome sul piano della prima canna ci sono due C contrapposte, probabilmente esse stanno ad indicare che la canna è cilindrica e, da una misurazione empirica, sembra effettivamente esserlo.

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Sul piano della seconda canna è invece inciso un CHCK che probabilmente stava ad indicare la parola “Choke” ovvero “strozzatura”, per cui si può tranquillamente valutare una strozzatura pari a un 2 o 3 stelle sulla medesima.

L'acronimo FALC è inciso sui piani di entrambe le canne oltre che sul piano di bascula. La dicitura integrale “Fabbrica d'Armi Lario Como” è incisa per esteso sulla bindella, dalla parte della culatta.

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        Sempre sul piano di bascula, sull'astina sottocanna nonché sul piano della prima canna è inciso un 234 che dovrebbe essere un numero interno di lavorazione il quale indicava i pezzi da mettere assieme (allora i fucili si facevano ad uno, ad uno) ad ulteriore aumento del fascino dell'arma. E' inoltre incisa una stellina che forse stava ad indicare in qualche modo i valori di strozzatura (forse...) ed un numero 16 che sicuramente indica il calibro.

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Le dimensioni del piano di bascula sono piacevolmente snelle: larghezza mm.39 e lunghezza mm.64, mentre l'altezza risulta essere di appena mm.19.

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Ovviamente gli estrattori sono manuali.

La linea dell'arma è molto snella e filante e, perlomeno per me, risulta molto ben bilanciata e di pronta imbracciatura.

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I seni sono gradevolmente arrotondati e delineati da un riporto filante, mentre i cani sono altrettanto ben disegnati nelle curvature, con scatti ancora precisi ed affidabili.

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Il calciolo è in osso (com'era uso comune dell'epoca) e riporta in rilievo una stella a 6 punte (??): siccome l'arma mi è un poco corta, quando la uso applico una orribile, antiestetica ma pratica scarpetta in gomma, che subito provvedo a togliere al termine della cacciata.

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Non è indicato il valore di camera di scoppio, ma ci ho sempre usato munizioni da 70 mm.; ho provato inoltre ad inserire un paio di bossoli nuovi da 70 mm senza nessun problema o resistenza alla chiusura: pertanto quello dovrebbe esserne il valore.

Ultima ed importante annotazione è da farsi sulle canne: esse sono in demibloc semplice e l'anzianità dell'arma lo conferma in pieno in quanto il più industriale e seriale accoppiamento in monobloc è stato introdotto successivamente, negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale. In conclusione posso affermare che, grazie alla rete ed all'incontro virtuale tramite essa con nuovi amici appassionati di archibugeria d'epoca, sono riuscito a dipanare in parte le nebbie che avvolgevano la mia vecchietta di famiglia ed a capire che la sua nascita era di parecchio anteriore a quanto avevo sempre immaginato.

Inoltre il piacevole disquisire sulla mia Lario con gli amici me ne ha procurato un inopinato ritorno di fiamma, tanto che già nella stagione venatoria in corso me la sono portata in spalla per boschi e monti dietro al mio setter molto più molto di più che negli anni passati.

Gli amici del forum hanno instillato in me la convinzione di possedere un'arma tutt'altro che banale e seriale, viceversa di essere il fortunato proprietario di una doppietta non certo d'elite, ma pur sempre di valore intrinseco superiore a qualsiasi sputafuoco della moderna produzione industriale. In queste vicende è racchiusa in effetti - a mio parere - la sublimazione del cosiddetto “valore affettivo” per il quale sono stato fortunato destinatario dell'arma in questione.

E' pertanto mia ferma convinzione che tali “tesori” di famiglia debbano sempre essere apprezzati e valorizzati, non “rinchiusi in un ospizio” come poveri vecchi ormai desueti ed ingombranti, anche per ricordarci sempre le nostre Radici...

Magari il loro valore monetario sarà zero o poco più di esso, ma ricordiamoci sempre che il valore affettivo di tali oggetti, siano essi una sveglia piuttosto che magari una caffettiera, avranno sempre un prezzo inestimabile legato a qualcosa che ha ben più valore del vile denaro: il Ricordo.

 Grazie di nuovo a quanti mi hanno in ogni modo aiutato e ad Ike per la generosa ospitalità

                                                                                                                    Dendrocopos major

Un doveroso ringraziamento da parte mia a Dendrocopos Major per questo bellissimo articolo. La mia insistenza nei suoi confronti sulla redazione dell'articolo è stata dettata per lo più dal fatto che questa è un'arma che ho sempre ammirato e desiderato. Sono infatti alla ricerca di un pezzo del genere e di una Franchi Littorio, oggetti degni di nota e di ammirazione.

Inoltre rinnovo il concetto che per me non ha alcuna importanza leggere delle caratteristiche tecniche di un'arma, a quel punto basterebbe sfogliare il libretto delle caratteristiche, mi interessa quello che evocano, quello che rappresentano. Mi piace guardare più avanti, e leggere che un'arma non è solo un freddo strumento atto all'abbattimento di un selvatico ma bensì un pezzo di storia di famiglia è proprio quello che cerco.

                                                                                                                    Ike

 

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