Doppietta FALC Italia

“Una vecchia signora”

 

 

 

Racconto di Bombarda, io non ho fatto nulla, se non consideriamo il sistemare le foto.


PREMESSA ALLA PREMESSA:

 

Il buon Bombarda, che non ho il piacere di conoscere personalmente, è un utente del Forum Armichepassione. Devo ammettere che mi è diventato immediatamente simpatico per una sua peculiarità: è un tipo curioso, fa un sacco di domande. Che detto così sembra un difetto, tipo quando hai a fianco una femmina logorroica (mi scuso con le femmine logorroiche e con le femministe, è una battuta; Daltronde si sa, le armi sono...... la mia seconda passione!). Ma lui è curioso nel modo giusto, le sue domande sono precise e puntuali, non ti fa perdere tempo con richieste inutili, ma arriva a stimolarti con argomenti interessanti.

Si è presentato con questa splendida doppietta, a mio parere una delle migliori produzioni italiane di sempre, un oggetto da tenere in considerazione per l'alto valore storico che rappresenta ed ha chiesto una mano per il suo restauro. Come dirgli di no? E ammetto che sono molto soddisfatto anche del risultato. Se possiamo attribuirne un pochino di merito anche a questo sgangheratissimo sito, questo mi inorgoglisce molto.

Solo Bomba, fammi un piacere, togli quella cacchio di data dalle impostazioni della digitale che non si può vedereeeeeeeee!!!

                                                                                                                                    Ike.


PREMESSA:

Come dico sempre, non sono cacciatore, il mio interesse per le armi è passione per l'oggetto, per la sua  storia,  per le sue possibilità.... Non mi definisco neanche un collezionista, mi piacciono le armi, tutte, e mi piace documentarmi più che posso su quelle che posseggo.

Tempo fa ho chiesto ad un mio amico armiere di avvisarmi qualora gli fosse capitata per le mani una doppietta, anche vecchia, solo per il gusto di possedere un'arma da caccia a canne giustapposte, perchè il sovrapposto già l'avevo, un S56E della Beretta, ricordo di mio padre.

Qualche settimana fa, dopo molto tempo dalla mia richiesta, il mio amico mi telefona dicendomi che una signora rimasta vedova voleva disfarsi del fucile da caccia del defunto marito, proprio una doppietta, ma mi avvisa che l'arma è molto vecchia e mal messa, “è una doppietta da camino” mi dice, “senza alcun valore” a lui non interessava, o la prendevo io o la mandava a rottamare...

Tutto contento gli confermo il mio interesse e mi reco da lui per ritirarla...  ed ecco che mi presenta una doppietta Cal.12 a cani esterni, un oggetto tutto sporco e con un po' di ruggine sulle canne, la bascula con delle patine “crostose” nere di non so quale materiale, il calcio con la vernice consumata in prossimità del calciolo, le viti (tutte) con il taglio slabbrato,

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una cinghia in plastica tutta rovinata e, ciliegina sulla panna, diversi giri di nastro isolante  sulla zigrinatura, (alcuni giri di nastro blu ed altri di nastro rosso) forse per aumentare lo spessore (???)

Per me era solo e semplicemente una doppietta, poi aziono la chiave di bascula, la apro, guardo pietosamente le canne messe male come l'esterno e richiudo... ma nel momento in cui la chiudo e sento quel “CLACK” pulito e tondo capisco che nonostante tutto c'è un alito di vita nella vecchia signora, firmo i documenti, saluto l'amico e vado a casa.

La guardo e la riguardo.... sulle canne leggo “FUCILE ITALIA”  - “PROVATO ALLE POLVERI VIVE” -

“ACCIAO FIAT” - “FABBRICA D'ARMI LARIO – COMO”

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ed allora inizio la mia ricerca su internet, mi imbatto nel sito del nostro amico Ike, e leggo il racconto di Dendrocopos major che parla della sua doppietta di famiglia in cal.16

Da lì ad iscriversi al Forum, a conoscere il Generalissimo e tormentarlo con la richiesta di informazioni il passo è stato breve....

IL RESTAURO:

Non ho mai smontato completamente un'arma, mi sono sempre limitato a qualcosa di più dello smontaggio da campagna, ma in questo caso il discorso era diverso e, supportato dal buon Ike ho cominciato il lavoro di preparazione al restauro.

Per prima cosa ho tolto il nastro isolante e, purtroppo mi accorgevo che la colla si era trasformata in una sorta di melassa appiccicosa, che lasciava volentieri la plastica ma non il legno.  Ci sono volute diverse passate di acetone per le unghie (rubato alla moglie) per pulirla via...

Poi ho cominciato a smontare le cartelle e la bascula prendendo nota delle viti, e della loro posizione,  utilizzando alcuni cacciaviti vecchi, quelli col manico in legno, adattandone  il taglio con la mola di  per creare quello giusto per la vite che dovevo svitare.

Le cartelle erano completamente incrostate di grasso secco e sporco, ma non arrugginite, anche internamente le viti erano slabbrate.

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La bascula presentava alcune tracce di ruggine in corrispondenza delle sedi delle cartelle, ma non era profonda, e non me ne sono preoccupato subito.

Ho continuato con il gruppo dei grilletti e con il ponticello, e (ripeto non sapendo quale fosse il metodo di smontaggio) procedevo con cautela e senza MAI forzare e cercando di capire come fare, è stato molto avvincente, la paura di fare del danno era altissima.

Dopo aver liberato anche la bascula ho provveduto a smontare la chiave di bascula e tutti i meccanismi di chiusura, sempre annotando come procedevo e facendo anche qualche foto, stessa cautela ed attenzione per l'astina.

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Poi quando ho separato tutto l'acciaio dal legno e averne smontato i meccanismi (tranne gli acciarini) ho messo tutto a bagno nel kerosene per tre giorni buoni buoni.

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Intanto ho dato una prima occhiata ai legni, saggiando un angolino con un po' di sverniciatore che non mi ha particolarmente entusiasmato.... risultati scarsi.

Dopo tre giorni ho cominciato la pulizia della meccanica, smontando gli acciarini ai quali nel frattempo

il kerosene aveva ammorbidito la patacca di grasso secco e schifezze varie. Ho dovuto costruirmi il cacciavite perchè non ne avevo uno che andasse bene, quindi facendo attenzione a che le molle non saltassero via ho separato tutti i componenti e ho cominciato con spazzolino in acciaio ed in ottone, poi per i recessi più piccoli ho usato il dremmel con le spazzoline piccole e una volta lucidi li mettevo a bagno nel kerosene pulito per poi rimontarli. Le teste delle viti le ho ripassate al tornio per ridare loro un aspetto decente (per  quanto possibile).

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La faccia della cartella invece è stata pulita prima con la spazzola in ottone, molto delicatamente, poi con pasta polish e paglietta finissima, quella che usano quelli delle decalcomanie da vetrine per pulire i vetri, poi con un panno in cotone.

Il problema era salvare quello che rimaneva di una sorta di argentatura della superficie, cosa che è riuscita egregiamente.

Stesso procedimento per la bascula, la sua chiave ed i meccanismi. Ho lavorato in modo deciso sui particolari non in vista, naturalmente facendo la massima attenzione a non alterare le quote dimensionali, quindi al massimo paglietta media, mai la carta vetrata... (meglio un pelo di sporco che una ferita irrimediabile sull'acciaio)

La bascula con tutte le sue volute, è stata particolarmente impegnativa, ma si deve lavorare con attenzione, mai accelerare, quando si è stanchi ci si ferma e poi si riprende quando si è più freschi... Il tempo non deve essere un problema, ci vuole quello che ci vuole... per ultimo, ho lucidato le viti.

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A questo punto ho fatto una prova montando il tutto e vedere il risultato ottenuto.... Si ne ero soddisfatto!

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Passiamo ai legni, l'astina era rotta su un lato, quindi un po' di colla vinilica ed una notte di riposo per avere una tenuta perfetta.

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Quindi ho spennellato il tutto con lo sverniciatore, ma... delusione, la vernice non si staccava bene, non si “gonfiava”. Ho pensato che il mio sverniciatore fosse ormai scaduto e ne ho acquistato uno nuovo, ma haimè stesso risultato... allora ho abbondato in modo esagerato e poi, sempre calzando guanti protettivi in plastica, (ne ho fatti fuori una decina buona...) con  una lama di raschietto ho grattato il legno, facendo bene attenzione a non passare sullo zigrino, che ho trattato poi con una spazzola di acciaio per pulire tutti gli interstizi.... a seguire ancora sverniciatore e paglietta grossa, sverniciatore e paglietta media, sverniciatore e paglietta finissima.

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Ho continuato il lavoro con carta vetrata fine insistendo sui graffi e sulle ammaccature, con dolcezza, senza premere troppo e diminuendo sempre la grana della carta fino a che non vedevo più segni e sentivo il legno “lissio lissio” come mi suggeriva l'amico Ike.

A levigatura ultimata ho applicato dell'impregnante all'acqua colore noce scuro usando un tampone fatto con un telo di cotone vecchio riempito di ritagli di stracci e ho massaggiato il legno, facendo asciugare bene tra un'applicazione e l'altra fino ad ottenere la tonalità che mi piaceva.

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Quando si è asciugato per bene, con una paglietta fine MOLTO, MA MOLTO DELICATAMENTE ho passato tutto il calcio e l'astina, per togliere il “pelo” che l'impregnante inevitabilmente fa alzare al legno.

Quindi ho costruito un altro tampone e ho distribuito su tutto il calcio e l'astina dell'olio speciale per proteggere il legno, va utilizzato avendo cura di fare asciugare alla perfezione il legno tra una mano e l'altra e si smette quando il legno non ne assorbe più.

(Dice l'amico Ike che è il legno che decide quanto ne vuole di olio, non dobbiamo deciderlo noi....)

Ecco il lavoro finito, la mia vecchia signora dei primi del novecento è tornata a respirare....

Devo doverosamente dire che tutte le operazioni le ho eseguite seguendo i consigli di Ike presi dal suo sito e dagli scambi sul forum, altrimenti avrei fatto un grande pasticcio. Grazie Generalissimo!

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Grazie per aver letto queste pagine, Bombarda.

 

 

 

Un doveroso ringraziamento a Mr. Bombarda per questo bel racconto, penso sia inutile aggiungere che mi sento oltremodo "orgoglione" del risultato.


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